Calcio: Özil e Gündogan posano con Erdogan, tedeschi o turchi?

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A proposito di fedeltà divisa dei ‘nuovi cittadini’. In un incontro avvenuto ieri con il capo di Stato turco, Mesut Özil e Ilkay Gündogan, giocatori della nazionale tedesca, hanno consegnato le maglie firmate delle rispettive squadre (Arsenal e Manchester City).

Le foto dell’incontro sono state utilizzate sui social network per la campagna elettorale in corso in Turchia, e hanno messo in evidenza, qualora ce ne fosse bisogno, la finzione dell’appartenenza dei nuovi cittadini ai paesi di immigrazione.

Del resto Berlino è la più grande città turca sul continente europeo.

“La DFB rispetta ovviamente le particolari circostanze dei nostri giocatori immigrati – ha scritto il presidente Reinhard Grindel sul sito web della Federazione tedesca -, ma il calcio e la DFB difendono valori che non sono pienamente rispettati dal signor Erdogan. Ecco perché non è buono per i nostri giocatori essere manipolati per la sua campagna elettorale”.

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Oliver Bierhoff ha condannato l’incontro ma ha minimizzato: “Non ho alcun dubbio sulla volontà di Mesut e Ilkay di voler giocare per la squadra tedesca e di identificarsi con i nostri valori. Nessuno dei due era consapevole del valore simbolico di questa foto”.

Quindi, secondo questi due, il problema è che Erdogan è un tiranno, non che loro si sentano, come ovvio che sia, più turchi che tedeschi. Ovviamente, invece, il problema è proprio questo: i nuovi cittadini sono tali solo per convenienza. Come è normale che sia. E nel caso di Paesi così diversi, questa fedeltà divisa un giorno sarà un problema serio.

E nel caso turco verranno utilizzati come elemento di pressione interna – già oggi lo sono – da parte dello Stato turco. Immaginate un partito turco con il 10 per cento dei voti. Immaginatene uno con la maggioranza a Berlino, quanto impiegherebbe a chiedere una sorta di ‘autonomia’ o ‘indipendenza’ in stile Kosovo, con l’appoggio della Turchia?

E’ urgente bloccare l’immigrazione e tornare allo ius sanguinis.




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