Stipendio dimezzato a Carabinieri perché picchiano criminale africano: ma non era vero

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Non picchiarono il ladro-rapinatore tunisino che avevano appena arrestato. Non lo massacrarono a pugni e manganellate come invece lui stesso aveva raccontato una volta arrivato in cella nel carcere di Monza. Non falsificarono le carte dell’arresto per coprire il proprio operato.

“Il fatto non sussiste”, dicono i giudici. Peccato che i due siano stati condannati in primo grado. Perseguitati per avere fatto il loro dovere da un pezzo evidentemente ‘compiacente’ della magistratura.

Uno dei due carabinieri che dopo questa vicenda si trovarono condannati ha vinto in Appello e verrà presto reintegrato nel suo lavoro. Per quanto riguarda il suo collega di pattuglia, invece, bisogna attendere: analogo processo di Appello sarà discusso il 25 maggio prossimo. Ma non potrà che essere assolto anche lui, altrimenti ci troveremmo con due sentenze schizofreniche.

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Tutto era cominciato lo scorso 19 ottobre, quando i due militari del Nucleo operativo e radiomobile di Monza erano intervenuti per una duplice rapina (poi derubricata in furto con strappo) ai danni di un 13enne e di un altro individuo.

Il responsabile, un pregiudicato tunisino con problemi di tossicodipendenza, era stato arrestato il mattino dopo, ma aveva tentato di aggredire i carabinieri. In Tribunale le parti si erano ribaltate: e i carabinieri erano stati accusati dalla Procura di lesioni, falso e calunnia, ed erano pertanto stati interdetti dai pubblici uffici per un anno. Con stipendio dimezzato al 50%.

Possibile che il pm e il giudice di primo grado la passino liscia? A loro non viene mai dimezzato lo stipendio, quando perseguitano due onesti militari perché hanno arrestato un loro amico ideologico?

Si rimane meravigliati dalla capacità di sopportazione, dal fatto di come poliziotti e carabinieri continuino a non rivoltarsi difronte ai continui soprusi di pezzi deviati della magistratura nei loro confronti.




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