A Milano la centrale del traffico di clandestini per finanziare il jihad: «Da qui lavoriamo per tutta l’Europa»

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A metà gennaio 2017, mister See Hai Loon, cittadino malese, s’aggira nella hall dell’hotel Sheraton in via Cardano, a pochi metri dalla stazione Centrale. Aspetta «i siriani», i suoi contatti con cui parla da giorni. Gli uomini che il 18 di quel mese gli consegnano 500 mila euro in contanti. Lo stesso giorno, a 9 mila chilometri di distanza, un emissario dei «siriani» riceve a Hong Kong 4 milioni di dollari in valuta dell’ex protettorato britannico. È una transazione da manuale di hawala, il sistema per il trasferimento di denaro in nero utilizzato nel mondo arabo e in Oriente e ramificato in mezzo mondo. Funziona così: A deve inviare una somma a B, che vive in un altro Paese; A consegna il denaro in contanti all’emissario hawala nella sua città; nello stesso momento, un secondo emissario, nell’altro Paese, consegna la somma a B, trattenendo una commissione (di solito il 5-8 per cento della cifra spostata). In questo modo il denaro si muove in contanti, senza tracce.

Il sistema gestisce cifre enormi e viene usato per diversi scopi: dalle rimesse degli immigrati nei Paesi d’origine, a vari affari illegali (pagamenti di partite di droga, riciclaggio, evasione fiscale), fino al finanziamento del terrorismo. Due inchieste parallele della Guardia di finanza e dell’antiterrorismo della polizia hanno appena scoperto due reti di hawala: su una di queste, con una forte ramificazione in provincia di Como, viaggiava anche denaro per il gruppo jihadista di «al Nusra», emanazione di Al Qaeda in Siria.

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Il capo di questa rete, Anwar Daadoue, 46 anni, siriano, ex imprenditore in Sardegna, viveva in Svezia. Ma in una telefonata del maggio 2016, a un suo collaboratore che gli chiedeva istruzioni per due trasferimenti di denaro da 200 mila euro tra Ungheria e Svezia, rispondeva: «Glieli faccio consegnare da mio figlio, che io ancora sto a Milano». E poi si vantava: «Ho un ufficio che lavora su tutta l’Unione Europea». I suoi principali collaboratori (arrestati) vivevano in provincia di Como, una rete di conoscenze da cui sono partiti almeno due foreign fighter, arruolati nelle milizie islamiste anti-Assad. L’hawaladar di questa rete, emissario fisso su Milano, è un siriano, A. H., 26 anni, indagato, che vive in via Cechov, zona Bonola.
Uno dei primi arrestati, che ha iniziato a collaborare, ha spiegato: «Anwar ha il suo ritorno, trattenendo una percentuale sui trasferimenti; chiaramente, i soldi che manda in Siria non sono solo suoi, ma anche raccolti da altri Paesi, quali Svezia, Germania e così via. Sono i soldi di coloro che vogliono contribuire alla causa dei combattenti antigovernativi». Lo stesso gruppo ha organizzato anche passaggi di profughi e migranti attraverso l’Europa, in particolare sulla «rotta balcanica» nel 2016, sfruttando così la propria rete internazionale per il traffico sia di denaro, sia di uomini. E anche in questo caso Milano è stata uno snodo dei percorsi, secondo quanto emerge da alcune telefonate intercettate a febbraio 2016. Lo stesso Anwar chiama un suo contatto e lo invita ad andare al McDonald’s della stazione Centrale: «I ragazzi sono pronti e ti stanno aspettando».

Il referente su Milano vive a Segrate ed è stato lui a gestire una serie di trasferimenti sull’asse Ungheria-Milano, a partire dai due conclusi tra ottobre e novembre 2016. Due rate per un totale di 17.650 euro che un uomo non identificato, partito da Roma, ha ritirato prima in un bar di via Milano, a Cologno Monzese, e poi nell’area di servizio Agip vicino a Cascina Gobba. Anche la maxi transazione da mezzo milione da Hong Kong a Milano è stata curata dalla rete Bazkka. E così 60 mila euro inviati a Casablanca, in Marocco, nel dicembre 2016. Il servizio hawala, lo stesso su cui viaggiavano i finanziamenti verso i jihadisti in Siria, è stato usato nello stesso periodo anche da piccoli imprenditori lombardi e piemontesi per alcune transazioni commerciali.

E’ interessante che terroristi islamici e Ong varie abbiano gli stessi obiettivi: la libera circolazione dei clandestini. E questo potrebbe spiegare anche l’opacità dei finanziamenti di alcune di queste. E il perché, spesso, non ve ne sia traccia.

E come non pensare a Lady Sos, al secolo Nawal Soufi:

Rete islamica di Vanessa e Greta prosegue attività pro-clandestini: l’ultimo carico il 19 Gennaio

Nota per la rete con la quale facilitava gli sbarchi in Italia di clandestini siriani. Rete di cui facevano parte, oltre a Greta e Vanessa, anche politici attualmente in carica e ong. Non solo, ricorderete che all’epoca del rapimento o presunto tale di Greta e Vanessa, il governo italiano pagò un lauto riscatto proprio ad Al-Nusra.

DOSSIER CHOC DEI SERVIZI: “ONG COPRONO INGRESSO TERRORISTI ISLAMICI IN EUROPA”

Particolarmente grave il fatto che la centrale del traffico di ‘profughi siriani’ fosse proprio a Milano. Dove la rete alla quale Greta e Vanessa appartenevano:

L’assessore di Pisapia è ‘amico’ della trafficante di ‘profughi’ siriani – LEGGI

Insomma, tutte le strade portano a Milano.




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