Milano, per donna su sedia a rotelle scatta lo sfratto: ma è italiana, non c’è posto in hotel

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Dovrà lasciare la casa in cui vive da oltre 20 anni. Invalida, non riesce più a pagare il mutuo né le spese condominiali: di conseguenza l’alloggio è stato messo all’asta.

Pasqualina Fontanarosa, 57 anni, è invalida al 100%, inchiodata su una sedia a rotelle. Oggi lo sfratto esecutivo: «Sono distrutta per questa situazione nella quale mi sono ritrovata mio malgrado», racconta.

«A un certo punto – continua – mi sono ritrovata da sola, col mutuo da pagare e tutte le altre spese. Sono una dipendente comunale, lavoro part time, guadagno poco più di mille euro al mese tra stipendio e accompagnamento, e non ce l’ho più fatta a pagare. Nel 2011 ho ricevuto l’atto di ingiunzione dall’amministratore del condominio per le spese non saldate. Poi si sono aggiunti la banca e altri creditori, la casa è stata messa all’asta ed è stata venduta l’anno scorso».

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Fontanarosa si è rivolta al Comune, ma è italiana, quindi non può vivere in hotel a spese dei contribuenti e non ha diritto ad un alloggio popolare «in deroga alla graduatoria» visto che per legge, come confermano dall’assessorato alla Casa, avendo in passato riscattato una ex casa di Edilizia residenziale pubblica, non può rientrare nella graduatoria del «normale bando».

E qui si affaccia il problema: «La domanda per ottenere un alloggio in deroga – spiega Bruno Cattoli, segretario generale del sindacato Unione Inquilini, che segue la vicenda – non è stata neppure presa in considerazione. Perché? Perché la signora non ha assistenza domiciliare continuativa. Eppure per l’assegnazione è condizione sufficiente l’avere una patologia gravemente invalidante. Ci stiamo battendo perché valga questo principio, non solo per la Fontanarosa ma per tutti coloro che hanno patologie gravi».

Intanto a Milano ci sono migliaia di fancazzisti ospitati a spese dei contribuenti e Sala organizza pic-nic per 50mila immigrati.




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