Emilia e Romagna: case popolari, immigrati privilegiati

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“Regole più severe per gli alloggi popolari agli extracomunitari? Pur di assomigliare alla Lega il Pd gioca sulla buona fede dei cittadini e prepara l’ennesima beffa. Dice di voler escludere dalle assegnazioni chi già possiede casa all’estero, ma gioca con le percentuali di proprietà per annacquare la norma e scarica tutto l’onere dei controlli, ancora una volta, sui Comuni. Con il risultato che, praticamente, rispetto ad oggi, cambierà poco o nulla”.

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Alan Fabbri, capogruppo Lega Nord in Regione Emilia Romagna interviene così, dopo l’annuncio della Regione di voler modificare i parametri di accesso per gli immigrati che hanno proprietà all’estero.

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“È dall’inizio della legislatura che la Lega sottolinea la necessità di vietare l’assegnazione di case popolari a immigrati che, in patria, vantano una o più proprietà immobiliari. Ma l’annuncio della Regione è uno specchietto per le allodole. L’ente sostiene di voler escludere i proprietari di immobili dall’assegnazione mentre, in realtà, lascia aperte infinite possibilità per gli stranieri che fanno domanda. Inoltre, scarica tutto il peso sui Comuni, che per applicare questa giusta norma di equità sociale, si troverebbero caricati di oneri enormi”.

Nel dettaglio la Regione, con la delibera di giunta 613 del 2 maggio scorso, ha messo mano ai requisiti per l’accesso e la permanenza negli alloggi Erp. L’atto rimescola le carte in particolare sul requisito dell’impossidenza. “Nelle premesse l’assessore ai Servizi sociali Elisabetta Gualmini, esprime la volontà di estenderne l’ambito territoriale di riferimento oltre i confini nazionali, ma a ben guardare non è esattamente così”, spiega il consigliere.

Per prima cosa “la delibera non esclude a priori tutti i proprietari o usufruttuari di case in Italia o all’estero, ma solo quelli che ne godono al 100%”, aggiunge Fabbri “mentre è sufficiente detenere meno del 50% di una proprietà per poter, senza problemi, avanzare domanda e ottenerne l’assegnazione di un alloggio Erp”.

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Inoltre, cosa ancor più grave, è che il ruolo della Regione è, di fatto, inesistente. “Sarà, infatti, compito dei Comuni verificare l’esistenza di questo requisito attraverso la dichiarazione Isee o di disporre eventuali ulteriori forme di controllo”. Ancora una volta, dunque, la responsabilità “viene scaricata sui Comuni che, semplicemente possono (e non devono) se ne hanno il tempo e le risorse, verificare lo stato patrimoniale dei cittadini extracomunitari”.

In sostanza “l’atto non risolve il problema delle centinaia di stranieri che, anche in Emilia Romagna, millantano condizioni di disagio sociale e difficoltà economiche”, pur essendo proprietari di immobili all’estero.

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“È veramente imbarazzante sentire parlare la Gualmini di atto dovuto e di giustizia sociale. La verità è che, come d’abitudine per il Pd, la pezza è peggio del buco”, conclude il capogruppo.




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