Asilo cancella festa del papà e della mamma: proteste in piazza

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DITTATURA DELLE MINORANZE – La vicenda dell’asilo romano che ha deciso di abolire le feste del papà e della mamma per non turbare un paio di sgallettati sta creando il giusto sconcerto.

Roma cancella festa mamma e papa, turba i gay

I deputati della Lega promettono battaglia, di interrogare i ministri della Salute e dell’Istruzione, ma anche di scendere in piazza con i cittadini.

Ad alzare la voce, con una nota congiunta, sono le deputate della Lega Barbara Saltamartini, Sara De Angelis e Francesca Gerardi, che spiegano: “Prima la registrazione all’anagrafe capitolina di un bimbo con due papà, avuto con il ricorso all’ignobile pratica dell’utero in affitto, poi l’abolizione della festa della mamma in una scuola romana. Siamo alla follia.

“Nessuna discriminazione verso gli omosessuali, ma – continuano – non possiamo accettare che il diritto di un bambino ad avere una mamma e un papà venga calpestato dall’egoismo degli adulti. Così come è assurdo che su “ordine” di una coppia gay una scuola si arroghi il diritto di discriminare gli altri bambini togliendo loro la festa della mamma”.

Poi, le leghiste aggiungono: “Siamo arrivati al punto che per non discriminare i musulmani togliamo crocifissi, presepi, i canti del santo Natale; per non discriminare i gay cancelliamo dal calendario le feste e dal vocabolario le parole mamma e papà a favore di genitore 1 e genitore 2. Ma La Lega non accetterà né assisterà passivamente a tutto ciò”.

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“È arrivato il momento di mobilitarsi. Per questo – proseguono le parlamentari del Carroccio – non solo presenteremo una interrogazione ai ministri dell’Interno e dell’Istruzione, per capire come intendano muoversi di fronte a questi casi eclatanti, ma venerdì (4 maggio ndr) saremo in piazza a Roma con una iniziativa aperta a tutti i partiti e movimenti per dire un chiaro e forte no alle discriminazioni al contrario, per dire sì al diritto dei bimbi ad avere una mamma e un papà, sì alle nostre radici, alla nostra cultura, alle nostre tradizioni”.

In ossequio al politicamente corretto, con regole concepite da un manipolo di intellettuali dal cercello ristretto, permettiamo alle minoranza di dettare l’agenda politica e culturale del Paese.




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