Bambina stuprata a sangue da gruppo di profughi somali: non possono essere espulsi

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I quattro somali hanno violentato la bambina di 13 anni a Västerås, in Svezia, fino a quando ha iniziato a sanguinare. E poi, senza pietà, hanno proseguito lo stupro di gruppo.

Ora tre dei somali sono stati condannati a pochi mesi di domiciliari e al risarcimento ‘danni’. Nessuno di loro può essere espulso con la legislazione in vigore, perché hanno ricevuto la cittadinanza svedese. La stupro di gruppo è stato filmato e poi diffuso sui social media, e la ragazzina ha tentato il suicidio dopo la brutale violenza.

I tre somali condannati sono nati nel 2000, quindi maggiorenni. Un quarto somalo ha partecipato alla violenza di gruppo ma è stato rilasciato con un’ammenda perché all’epoca era minorenne.

La ragazzina ha raccontato di come, mentre perdeva copiosamente sangue, le quattro bestie continuavano a stuprarla. Lei è fuggita raggiungendo il balcone per gridare aiuto, ma uno dei violentatori l’ha raggiunta e proseguito la violenza sul terrazzo.

Dopo la violenza di gruppo, la ragazzina ha tentato il suicidio è diventata ‘assente’ e ‘scontrosa’, non riesce a frequentare la scuola e di notte ha gli incubi, piange e non riesce a dormire da sola.

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Almeno due somali hanno filmato l’assalto prolungato e il filmato sugli stupri si è diffuso sui social media. Le sequenze del filmato sono diventate una delle prove più evidenti del pubblico ministero e sono state mostrate durante il processo.

Due dei somali avevano precedenti, erano stati condannati per una rapina commessa nell’aprile 2017.

Due dei somali sono anche condannati anche per diffusione di pornografia infantile. Ma come detto, le pene sono lievi, tipicamente svedesi.




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