La rivoluzione tradita del M5s: dal ‘vaffanculo’ al culo degli elettori

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E così, quel famoso vaffanculo dalla piazza bolognese del V-day torna indietro, con tutto il suo carico di rabbia che è diventata delusione. E si abbatte su tutti quegli elettori che c’hanno creduto. La rivoluzione grillina invecchia e si fa restaurazione.

Non poteva finire peggio la parabola di un movimento che doveva rivoluzionare l’Italia, e finisce per fare – o almeno tentano – un governo con il partito che più di tutti rappresenta quel sistema di potere che è incistato nei gangli dello Stato da decenni: il PD. Che è ciò che rimane dei due partiti che hanno dominato la politica italiana nel dopoguerra: Dc e Pci.

E non è solo una rivoluzione tradita, quella del M5s, è anche uno schiaffo alla democrazia. E una pericolosa esclusione di una parte consistente del Paese che ormai da anni è fuori dal governo, nonostante vinca le elezioni. Questo non può che provocare un pericoloso sentimento di alienazione. E l’alienazione genera violenza.

Un governo M5s con la Lega avrebbe avuto senso anche come collante geografico: sarebbe stato distribuito nel Paese in modo omogeneo. Invece ci troviamo un possibile governo che esclude del tutto il Nord. E questo è intollerabile.

Il tradimento è compiuto. E anche se non riusciranno, indietro non si tornerà più: hanno svelato la loro vera natura.




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