Rai usa soldi del canone per girare documentario su nave Ong sequestrata

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Le navi delle Ong che soccorrono migranti nel Mediterraneo sono spesso nel mirino di giornali, tv e di alcune procure. Michele Cinque ha girato per un anno un documentario sulla nave Iuventa della Ong tedesca Jugend Rettet dalla prima missione nel Mediterraneo al sequestro dello scorso 2 agosto nel porto di Lampedusa. Il film verrà presentato in prima mondiale al “Biografilm” – festival su biografie e racconti di vita a Bologna dall’1 al 24 giugno.

Produce il doc Lazy Film con Rai Cinema, in coproduzione con Sunday Films e ZDF/3Sat, in associazione con Bright Frame. Cinque segue la vicenda dall’avvio dell’organizzazione Jugend Rettet (“gioventù che salva”) al crowdfunding del 2016 per comprare il vecchio peschereccio poi rinominato “Iuventa” (gioventù) fino alla prima missione in mare aperto in cui la nave salva più di duemila naufraghi, al rientro a Berlino, al ritorno in Sicilia per ritrovare i ragazzi salvati sei mesi prima fino al sequestro dell’agosto dell’anno scorso.

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Nel frattempo la Prima Sezione Penale della Cassazione che ha confermato il sequestro della nave con l’accusa di favoreggiamento dell’immigrazione clandestina.

“È paradossale che durante una crisi umanitaria di tali proporzioni, dopo otto mesi di sequestro preventivo e ancora nessuna accusa mossa ai giovani della Jugend Rettet e dopo il dissequestro della Proactiva – commenta il regista – la Iuventa rimanga ferma nel porto di Trapani. Solo nell’ultimo weekend sono stati salvati oltre 1400 migranti che hanno scelto di tentare la roulette russa del Mediterraneo pur di scappare dalla Libia, Paese in cui la stessa Onu ha riconosciuto gravissime violazioni dei diritti umani, e non si conoscono i numeri esatti di chi ha perso la vita in mare nelle ultime ore in seguito all’ennesimo naufragio al largo di Sabratha. Pur essendo una fase indiziaria del processo, in quanto l’indagine della procura di Trapani è ancora in corso, per chiunque conosca la situazione nel Mediterraneo centrale è scontato che ci sia bisogno della Iuventa e delle altre navi delle Ong per far fronte all’emergenza in mare ma anche per testimoniare cosa sta succedendo laggiù”.

Inutile spiegare a questo genio della cinematografia che non esistono libici in fuga dalla Libia, ma trattasi di nigeriani e altri africani subsahariani che raggiungono i porti della Libia per prendere i barconi. Nessuno li obbliga ad andare ‘laggiù’. Ci vanno, pagando cifre enormi, per venire, spesso, a spacciare in Italia.

Ma al di là delle minchiate di questo regista xenofilo, la vergogna è che la Rai produca un documentario di questo tipo con i soldi del canone. Probabilmente pagando l’ong con soldi pubblici.

La Rai non è un’azienda privata, ma pubblica. Che non solo utilizza soldi pubblici per un documentario marchetta a favore dell’invasione, ma che addirittura lo gira a bordo di una nave sequestrata di una ong indagata per associazione a delinquere e traffico di clandestini. Accusa tanto evidente, che anche la Cassazione ha rifiutato di sequestrare la nave!

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