Pakistanza sgozzata: attirata in trappola dai parenti

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Sana il 19 aprile è stata uccisa a Gujrat, in Pakistan, attirata in trappola dai maschi della famiglia islamica che l’hanno punita perché si ribellava alle nozze combinate. Hanno inscenato la morte naturale dovuta a un improvviso arresto cardiaco e l’hanno seppellita al cimitero.

Lunedì sera il padre della ragazza, Ghulam Mustafa Cheema, 55 anni, operaio in un’azienda siderurgica di Brescia da qualche tempo trasferito in Germania, il fratello Adnan, 30, consigliere in un’assemblea del distretto di Gujrat, e lo zio Iqbal Mazhar sono stati fermati con l’accusa di omicidio e di sepoltura non autorizzata e ora si trovano in custodia cautelare presso gli uffici di Polizia di Gujrat.

Per gli investigatori nel delitto sono coinvolti anche il cugino di Sana e un medico, adesso ai domiciliari. Il primo avrebbe partecipato al piano di eliminazione trasportando il cadavere fino al cimitero del villaggio di Mangowal, il secondo invece è considerato l’autore di un certificato falso per far figurare i fantomatici problemi cardiaci che l’11 aprile avrebbero provocato un collasso per strada alla giovane, curata con dei ricostituenti.

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La carta, redatta da un professionista privato, è intestata all’ospedale di Mangowal dove Sana sarebbe morta qualche giorno dopo in circostanze tutte da definire. L’inchiesta intanto prende una piega internazionale e si sviluppa sull’asse Pakistan-Brescia. La Procura ha posto sotto sequestro i cellulari di tutti i coinvolti, vittima compresa, per analizzare i tabulati e sta cercando di mettersi in contatto con un amico della ragazza, un connazionale di Brescia che ha trascorso con lei, collaboratrice di una scuola guida e titolare di un centro per il disbrigo di pratiche automobilistiche per stranieri, le ultime settimane a Gujrat. Un amico a cui la ragazza avrebbe confidato il desiderio di sottrarsi alla «legge» del matrimonio combinato per poter stare con l’uomo che voleva e il forte timore di ritorsioni. Un personaggio chiave, che avrebbe diffuso la notizia dello sgozzamento punitivo. La verità verrà a galla non appena oggi sarà riesumato il cadavere e poi sottoposto all’autopsia, fissata per le prossime ore.

Rimandiamoli tutti a casa. Il problema non è cosa fanno alle loro donne, il problema è che vengono qui per fare lo stesso alle nostre sorelle, mamme e figlie. I media di distrazione di massa ci propinano queste notizie, non per metterci in guardia contro l’immigrazione, ma per propagandare le ‘guerre umanitarie’. Non per impedire l’islamizzazione della nostra società, ma per esportare il nostro modello sociale all’estero.




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