Roma cancella festa mamma e papa, turba i gay

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Una generica festa delle famiglie è una soluzione “maggiormente in linea” nell’ottica della “massima inclusione e della negazione delle discriminazioni”. È la risposta che hanno ricevuto dall’VIII municipio di Roma i genitori dei bambini iscritti all’asilo comunale Chicco di Grano, quartiere Roma 70 area sud della Capitale, dopo che essi avevano reclamato con le autorità competenti per l’annullamento delle feste del papà e della mamma, deciso dalla funzionaria educativa referente della scuola, per non urtare la sensibilità di una coppia di omosessuali e del loro bambino nato da maternità surrogata in Canada.

Insomma, non solo non vengono perseguiti per avere violato la legge e di fatto acquistato un bambino all’estero, ma riescono anche ad imporre la discriminazione dei normali in nome del loro egoismo che negando ad un povero bambino la mamma, la vuole negare a tutti gli altri.

La nota della Direzione socio educativa dell’VIII municipio informa infatti che “nella consapevolezza che non sono possibili risposte preconfezionate per situazioni che richiedono di essere affrontate […] dal punto di vista della serenità dei bambini” la dirigente del nido ha optato “per una proposta di attività che garantisce il superamento dell’approccio divisivo e ideologico ed il ripristino di una clima di serenità”.

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Insomma la valutazione dell’amministrazione locale, che ha avallato la scelta della scuola, parte dal presupposto che ad essere divisivi e ideologici sono i genitori che chiedono di svolgere le consuete iniziative già programmate fin dall’inizio dell’anno scolastico per queste feste ben radicate nella tradizione del nostro Paese e non la coppia gay che ha chiesto alle maestre che le suddette ricorrenze venissero trasformate nella festa della famiglia.

Insomma il copione non è del tutto nuovo, anzi siamo alle solite, per educare alle differenze si annulla qualsiasi differenza, anche quelle biologiche, e si fa passare per un attacco ideologico anche solo affermare una semplice verità scientifica, ovvero che siamo tutti figli di un padre e di una madre e che di papà (così come la mamma) ce n’è uno solo. Ma per inquadrare bene la vicenda bisogna fare qualche passo indietro. Tutto ha inizio lo scorso 26 ottobre quando ad una riunione scolastica i due genitori gay chiedono alle educatrici come intendessero comportarsi in vista delle feste del papà e della mamma, chiedendo se non fosse il caso di poterle trasformare in festa della famiglia. Iniziano così i primi attriti con gli altri genitori che poi rientrano nei mesi successivi. La tensione torna ad acuirsi in prossimità del 19 marzo, giorno di San Giuseppe e festa del papà, quando le educatrici annunciano che la festa sarà celebrata durante la prima ora dell’orario scolastico, tramite una colazione condivisa con i papà, con partecipazione facoltativa.

A questo punto il uno dei due papà gay dice nella chat dei genitori che avrebbe fatto di tutto per opporsi perché erano “stereotipi di genere ormai sorpassati”. Le parole circolate sulla chat sono state memorizzate da alcune mamme e papà che decidono rivolgersi dall’associazione Articolo 26, realtà aderente al Family day che si batte per il primato educativo dei genitori all’interno delle scuole. Fatto sta, che la coppia dello stesso sesso riesce a perseguire il suo scopo: qualche giorno dopo appare una circolare di sospensione della festa per la “sezione grandi” del nido, decisione che sorprende molti genitori che invece sostegno di aver ricevuto rassicurazioni sullo svolgimento dell’iniziativa.

Quindi, ricapitolando, un caso omogenitorialità – tra l’altro non normato dal nostro ordinamento che con la legge 40 proibisce la pratica dell’utero in affitto – viene strumentalizzato per sostenere la necessità di superare la binarietà mamma e papà, che da realtà biologica e antropologica inconfutabile viene declassata ad una forma di stereotipo sorpassato dalla cultura corrente. La scuola corre ai ripari con una assemblea straordinaria con i genitori, che tuttavia ha come esisto quello di aumentare il disappunto di alcune famiglie, visto che nel corso della riunione viene annunciato che non sarà festeggiata neanche la festa della mamma che si tiene a maggio. Al suo posto sarà organizzata “una giornata di attività e laboratori aperti alle famiglie” dalle ore 16.00 alle 18.00.

Dal canto loro i genitori coordinati da Articolo 26 presentano un reclamo al Comune di Roma e al Ministero dell’Istruzione, al quale risponde l’VIII municipio con la nota di cui abbiamo riferito all’inizio dell’articolo. La contro replica di Articolo 26 non si fa attendere. L’associazione invia un nuovo reclamo in cui evidenzia che “la decisione della coordinatrice non è stata assolutamente condivisa con le educatrici che anzi avevano già affisso l’invito per la festa del papà, né era stata anticipata ai genitori in fase di programmazione”. “Al contrario, la stessa responsabile educativa – si legge ancora nel nuovo reclamo – al termine della riunione di programmazione svoltasi in data 26/10/2017, non aveva dato alcuna indicazione nel senso di una possibile sospensione delle feste del papà e della mamma”.

I genitori che fanno capo ad Articolo 26 contestano anche il “presunto metodo del dialogo” che la scuola dice avrebbe adottato, e fanno presente che la responsabile educativa in un primo momento “non ha voluto ricevere i tanti genitori contrari e non ha neppure accolto la richiesta di firme contrarie alla sospensione ma, in seguito, ha imposto la sua linea proprio dopo aver ricevuto personalmente i due papà che si opponevano alle richieste degli altri genitori, i quali chiedevano di continuare a festeggiare la festa come sempre fatto nella scuola”.

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Nella nuova nota invita al Ministero dell’Istruzione e al Comune, si fa notare infine che dalla risposta fornita dal Municipio “si deduce inoltre che la festa del papà e della mamma sono “ideologiche” mentre, a ben guardare, ad esserlo è il cancellare le feste che celebrano i massimi simboli dell’umanità reale, un’umanità di cui fanno parte sia i due papà –– a cui forse va ricordato che sono nati anch’essi da un uomo e da una donna se non vogliono rinnegare la loro stessa umanità – sia i loro bambini i quali, a loro volta, diventeranno papà e mamme e pertanto, ad essere discriminato in questa triste vicenda, è soltanto l’intero genere umano
”.




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