Profughi razziano latte in polvere da farmacie per tagliare la droga

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Si fanno acquistare latte in polvere da cuckold nostrani per poi rivenderlo o usarlo per tagliare la droga.

«Ormai – spiega la titolare della farmacia antistante la Cattedrale, Carole Peretti – sono quattro anni che, ogni sabato mattina, entrano in farmacia due presunti richiedenti asilo che chiedono ai clienti di comprare il latte in polvere per i loro bambini. È curioso che i prodotti richiesti siano sempre piuttosto cari (una scatola può arrivare a superare i 20 euro) e di marche ben precise. Noi teniamo solo il Neolatte che, costando circa la metà, viene preso in considerazione come ultima spiaggia». Sull’utilizzo che viene fatto di questo latte, la farmacista esprime perplessità: «Mi sembra strano che venga consumato un quantitativo di latte così ingente, in così poco tempo. È probabile che i prodotti vengano rivenduti». E i ferraresi? «Molti – specie le giovani coppie – si prestano a comprare il latte per loro». Le fa eco il collega Giancarlo Calzolari, titolare della farmacia di Cortevecchia: «Questa problematica non mi è nuova – afferma -. Anche nel mio negozio è capitato che i presunti richiedenti asilo si facessero acquistare, da parte di persone impietosite, scatole di latte in polvere».

A rendere più inquietante il quadro della situazione, è la testimonianza di Paolo Michelini, della farmacia ‘Navarra’ di corso Martiri della Libertà. «Da me – racconta – in genere si fermano al venerdì e, più di una volta, è capitato che, pochi minuti dopo aver acquistato la merce, i migranti (o presunti tali), tornassero indietro e volessero i soldi del prodotto, avanzando scuse piuttosto deboli e poco veritiere, o che addirittura tentassero di rivenderci il latte». Stefania Menegatti, presidente di Federfarma – Ferrara (sindacato che rappresenta i titolari delle 112 farmacie private del territorio) è chiara: «Siamo a conoscenza del problema anche se, ad oggi, ne all’Ordine né a Federfarma sono state presentate segnalazioni ufficiali. Qualora dovessero arrivarci, sarà nostra cura avvertire le forze dell’ordine competenti». «Grazie anche alle sollecitazioni del Carlino – conclude – manderò un mail ai nostri associati raccomandandomi di segnalare episodi di questo genere».

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Sulla questione vuole vederci chiaro il segretario comunale della Lega, Nicola Lodi: «Sono convinto che ci sia un vero e proprio mercato nero legato allo smercio del latte in polvere». Le ipotesi avanzate dal leghista sono sostanzialmente tre: «O lo rivendono ai connazionali che ne hanno davvero bisogno ad un prezzo di poco inferiore a quello della farmacia; o lo spediscono nei loro Paesi tentando di rivenderli a prezzi stratosferici, oppure lo usano per tagliare la droga». L’auspicio è che «si trovi presto una soluzione al problema e che non si sottovaluti la cosa. Ma so che le autorità competenti sono al lavoro».




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