Milano, i palazzi dove gli immigrati sparano in testa agli italiani

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E’ una città nella città, il complesso Aler di via Don Primo Mazzolari con 1.250 alloggi racchiusi in una decina di scale nella terra di mezzo tra l’asfalto urbano e i campi della Barona. «Un verde che mi apre il cuore ogni volta che mi affaccio. E se non vado via è solo per questo paesaggio», sussurra Grazia Di Bitonto, tra gli inquilini storici che a fatica cercano di portare un po’ di ordine in questo luogo fatto di palazzoni grigi comunicanti, di cunicoli che corrono tra il cortile, le case e i sotterranei.

Labirinti per i forestieri, manna per spacciatori e occupanti abusivi per i quali quelle stradine diventano comode vie di accesso o di fuga. L’ultima volta che si sono accesi i riflettori su via Mazzolari era lo scorso 26 ottobre, quando all’ingresso del civico 24 un marocchino di 34 anni aveva sparato in faccia a un suo dirimpettaio coetaneo, italiano, con un fucile a pallini, facendogli perdere un occhio.

IMMIGRATO ACCECA VICINO DI CASA ITALIANO, LO DISTURBAVA

Poi si era dato alla fuga. E la polizia lo aveva trovato il 4 novembre in un bar di Corsico. Alla base del gesto ripetute liti. «Nono sono una novità», lamentano gli inquilini. Ora ripetono che a distanza di quasi sei mesi nulla è cambiato. E c’è chi non ha dubbi: «A volte ci sembra di essere a Scampia». Parole forti, pronunciate da più di un abitante. «Manca una vigilanza, manca un custode. E se qualcosa funziona è grazie al nostro impegno», interviene Umberto Vitagliano che in via Don Primo Mazzolari vive da 33 anni e che per dieci anni, dal 2001 al 2011, è stato consigliere di Zona 6.

E quando i cittadini dicono che nulla è cambiato indicano un manufatto al centro del cortile: «Un tempo era un luogo di aggregazione ma una nevicata ha sfondato la tettoia, che non è stata più riparata. Sono passati decenni». Quindi il posto è diventato bersaglio di vandali e discarica. Di fronte c’è un altro spazio con una porta chiusa. Dismesso. Completano il quadro bidoni dell’immondizia all’aperto, infiltrazioni negli alloggi, vetri rotti, pavimentazioni colabrodo e luci fioche. «La sera pare di essere in un cimitero», conclude Vitagliano. E, a proposito di luci: «C’è persino chi ruba le lampadine in cantina. Sono arrivata al punto da portarmela da casa», racconta Di Bitonto. «La situazione – commenta Alessandro De Chirico, vicecapogruppo di Forza Italia in Consiglio comunale – rimane invariata. Servono punti di aggregazione e politiche di socializzazione. Nello stesso tempo bisogna intervenire contro gli occupanti abusivi: sono 4.300 le occupazioni di alloggi popolari consolidate a Milano, con 12 sgomberi al mese. Giovedì in Consiglio comunale discuteremo di una mia mozione».

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Basterebbe dare mano libera alla Folgore per una giornata. Casa per casa. Maghrebino dopo maghrebino. Senza telecamere. Senza regole d’ingaggio. Ma questo è un sogno, quindi basterebbe anche un normale sgombero ed espulsione da Paese civile.




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