L’allarme: “Con Islam è penetrazione non integrazione”

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Marco Lombardi, sociologo dell’Università Cattolica, cosa spinge a uccidere una figlia, una sorella, solo perché vuole sposare un italiano?

«La risposta è quella che diamo parlando di comportamenti radicali. Non è diverso infatti da quello dei terroristi islamisti che fanno attentati in nome di Daesh».

La religione causa l’orrore?

«Parliamo di una religione radicale che nell’interpretazione degli islamisti chiede di lapidare la donna che ha tradito o che è stata violentata. La persona che lascia la religione o si converte perde totalmente i legami familiari. Sì, la risposta si trova nella fortissima identità dell’appartenenza all’islam radicale. Quel padre era musulmano radicale, poi padre».

«C’è poco da fare, siamo di fonte a un’espressione religiosa radicale inconciliabile con la cultura di cui siamo portatori. Sono scontri di cultura».

«[…] l’integrazione non è possibile. Troviamo al massimo forme di buon vicinato tollerabile».

Dodici anni dopo il caso di Hina, ancora Brescia. Un caso?

«No, c’è stata una forte immigrazione islamica da certe aree e comunità che hanno cercato di replicare delle enclave culturali. Quello è un esempio di penetrazione senza integrazione».

Sgozzata: Padre e fratello liberi, presto in Italia come cittadini italiani




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