Ragazzina picchiata da musulmane perché non indossa il velo

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Reggio Emilia – E’ stata minacciata, picchiata e perseguitata da due studentesse per razzismo “al contrario”: le due marocchine trovavano insopportabile che la ragazzina, all’epoca 14enne e figlia di una coppia mista, avesse uno stile di vita non musulmano.

Nei giorni scorsi è iniziato il processo, davanti al giudice di pace, per le giovani violente: dovranno rispondere del reato di minacce e lesioni personali in concorso. Nel caso opposto sarebbe scattata la legge Mancino.

A raccontare l’accaduto è stata la vittima, Aurora.

«Un giorno sono andata nella parte anteriore del bus per timbrare l’abbonamento; mentre tornavo indietro tre studentesse (non della mia scuola) marocchine hanno iniziato a insultarmi: “marocchina falsa e sfigata” – racconta Aurora – Un mio amico mi ha chiesto se le conoscevo, ho risposto di no e che proprio per questo le compativo. Le tre hanno continuato ad apostrofarmi con offese, finché ho detto all’autista di scaricarmi prima e sono andata a piedi fino a casa».

«Il giorno dopo ero in corriera, loro erano alla fermata, continuavano a dirmi “scendi, scendi”; io ho fatto finta di niente finché il bus è partito».

Il giorno dopo ancora «ero in corriera in fondo, loro sedute a metà: hanno cominciato a cantare dei cori in arabo (“ti strappiamo i capelli, ti spacchiamo la faccia, ti picchiamo”)». Un altro giorno «una ragazza mi ha detto di scendere perché qualcuno aveva bisogno: ingenuamente sono scesa e, tre contro uno, hanno iniziato a picchiarmi, a tirarmi per i capelli, mi hanno tirato lo zaino in faccia, colpito con calci. Sono finita al pronto soccorso, ho dovuto portare il collare per un mese per un trauma cervicale. Una mia amica ha chiamato mia mamma, che mi ha raggiunto all’ospedale».

«All’uscita dall’ospedale ci siamo fermate in caserma per sporgere denuncia. Io non le conoscevo, ma sapevo il cognome di una sola perché abitava a Casina: ci hanno pensato i carabinieri ad identificarle».

La persecuzione ha avuto un’altra coda perché, prosegue Aurora, «in seguito su Facebook quelle hanno scritto minacce verso i miei genitori e si sono vantate di avermi picchiato: ho fotografato le schermate e le ho portate in caserma».

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Il motivo di tanto accanimento è stato uno solo: Aurora era troppo “italiana”. «Mi prendevano in giro per il mio nome, metà italiano e metà arabo, scrivevano che mio padre non è un buon musulmano perché non mi ha fatto indossare il velo».

Pensate il caos mediatico se a picchiarla fossero state due ragazze italiane perché è una mezza marocchina?




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