Ogni anno perdiamo 5 miliardi di euro ‘grazie’ ai migranti

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Un dissanguamento continuo, ogni anno. Anche lo scorso anno, gli immigrati hanno sottratto ingenti risorse all’Italia. Non solo i costi, enormi, di accoglienza e quelli sociali, ma anche le rimesse.

Nel 2017 il Friuli Venezia Giulia risulta la regione con la crescita percentuale più elevata delle rimesse degli immigrati (+26,6% rispetto all’anno precedente, da 81,7 a 103,4 milioni di euro). Lo rivela un’indagine Ires Fvg del ricercatore Alessandro Russo su dati di Banca d’Italia.

In particolare nell’Isontino (+14,2%) e soprattutto in provincia di Trieste (+156,7%) si registrano gli incrementi più rilevanti, in entrambi i casi dovuti prevalentemente ai flussi monetari diretti verso il Bangladesh. Quest’ultimo è pertanto diventato il primo Paese di destinazione dei trasferimenti (con 21,2 milioni), superando nel 2017 la Romania (15 milioni), che esprime la comunità straniera più numerosa in regione. A livello locale si può anche osservare che in provincia di Udine i principali Paesi destinatari delle rimesse sono la Romania e la Georgia, in quella di Pordenone la Romania e l’India.

Nel 2017 il valore delle rimesse verso l’estero degli immigrati in Italia ha mostrato una sostanziale stabilità rispetto al 2016 (in totale poco più di 5 miliardi), dopo cinque anni consecutivi di diminuzione (il picco si era infatti registrato nel 2011, con 7,4 miliardi). In particolare nel 2011 i flussi diretti in Cina avevano superato quota 2,5 miliardi per poi diminuire rapidamente fino ai 136 milioni rilevati nel 2017 (-95%). L’attività svolta dalla Banca d’Italia ha consentito di accertare che una parte significativa della flessione riscontrata dipende in realtà dalla migrazione di numerosi agenti di money transfer verso istituti di pagamento comunitari meno attenti al profilo dei controlli, che non hanno contribuito alla rilevazione statistica dei dati. Come evidenziato dalla Banca d’Italia la comunità cinese tende ad avvalersi scarsamente del canale bancario, prediligendo l’utilizzo del contante e il circuito dei money transfer, non solo per il trasferimento delle rimesse verso la Cina, ma anche per finalità diverse, come il regolamento di transazioni commerciali, il rimborso di prestiti o la distribuzione di profitti derivanti da attività cosiddette imprenditoriali.

E’ una cifra che non viene mai considerata nei costi-benefici dell’immigrazione: eppure ha un impatto devastante. Sono soldi che escono ogni anno dal sistema Italia e non circolano più, impoverendoci.

In breve, la presenza di immigrati nel mercato del lavoro invece degli italiani oggi disoccupati, è causa per la nostra economia ogni anno di un handicap di oltre mezzo punto di Pil. E’ poi ovvio che i consumi calino: sono miliardi di euro che ogni anno escono dal circuito economico e invece di essere consumati da lavoratori italiani in Italia vengono spostati all’estero da lavoratori stranieri.

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In 12 anni i flussi dal Fvg sono triplicati

Il denaro che i lavoratori emigrati inviano ai familiari in patria costituisce un consistente flusso finanziario per i Paesi di origine e un importante fattore di sviluppo e cooperazione internazionale, con un impatto molto rilevante sulle famiglie che ne beneficiano. Si può infatti osservare che gli operatori di money transfer presentano una distribuzione capillare degli sportelli sia nel territorio italiano sia soprattutto nei Paesi d’origine dei migranti, permettendo una distribuzione del denaro ai destinatari più semplice e rapida rispetto al sistema bancario. Anche nella nostra regione tali flussi hanno registrato un notevole impulso nell’ultimo decennio, essendo triplicati tra il 2005 e il 2017 (da 34,9 a 103,4 milioni di euro). A livello nazionale, sempre nello stesso periodo, l’incremento è stato più contenuto (si è passati da 3,9 a 5,1 miliardi, pari a +30,1%).




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