Olivetti: 7 morti e nessun colpevole, “il fatto non sussiste”

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La Corte d’Appello di Torino ha assolto tutti gli imputati del processo per le morti da amianto alla Olivetti di Ivrea. In primo grado fra i condannati c’erano i fratelli Carlo e Franco De Benedetti, ai quali furono inflitti 5 anni e 2 mesi. Per i giudici “il fatto non sussiste”. Il fatto non sussiste.

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E pensare che le accuse nel 2016 avevano portato alla condanna alla tessera numero 1 del PD a cinque anni di carcere per omicidio colposo plurimo.

I sette morti sono morti. Ma per la sentenza “il fatto non sussiste”.

É una sentenza che ribalta completamente, per tutti gli imputati, l’impianto del giudizio in primo grado, celebrato davanti al tribunale di Ivrea, e che aveva visto scendere in campo come parti civili il Comune, il sindacato, e soprattutto il lungo elenco di vittime e di loro parenti. Oltre ai sette morti, nel capo d’accusa figuravano un folto gruppo di operai e impiegati ammalati ma ancora in vita, impegnati nella lotta senza speranze contro il mesotelioma pleurico. Uno di questi, Pierangelo Bovio Ferrassa, è morto durante il processo d’appello, e il suo nome è così andato ad aggiungersi alla serie di morti d’amianto dell’Olivetti. Ma quei morti restano senza colpevoli: almeno per ora, perché la Procura non si ferma, e chiederà alla Cassazione di annullare le assoluzioni e ordinare un nuovo processo.




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