GB respinge suora perseguitata da Islam: “Pericolosa”

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Il governo britannico continua a coprirsi di ridicolo. Dopo avere respinto alle frontiere perché avrebbero “turbato l’ordine pubblico” alcuni attivisti identitari, appena dopo Pasqua è stata la volta di suor Ban Madleen.

La suora, che vive in Iraq, ha provato ad entrare nel Regno Unito per fare visita alla sorella malata. Non l’hanno fatta entrare. La donna era già stata diverse volte in GB con visto regolare. La prima nel 2011, poi sempre più sporadicamente.

Il Ministero degli Interni inglese ha notato la lunga assenza dall’Inghilterra e l’ha rispedita da dove veniva. Così è stata trattata una suora fuggita dalla persecuzione islamica nella piana di Ninive e rifugiatasi nel Kurdistan iracheno.

La città di Erbil ha dato asilo, infatti, ai cristiani perseguitati come suor Madleen. E là anche lei ha contribuito a istituire asili nido per accudire i figli di altri rifugiati. Perché quando nel 2014 l’Isis occupò le province cristiane e yazide dell’Iraq, ai cristiani furono date due alternative: la conversione, la morte o la fuga.

Oggi che la piana di Ninive è quasi completamente liberata dall’odio islamico, suor Ban Madleen voleva approfittarne per andare dalla sorella in Inghilterra. Ma il Ministero dell’Interno non le ha voluto credere. Ha dichiarato che la suora non aveva dato prova dei suoi guadagni da preside di una scuola materna, né mostrato prove sufficienti del fatto che il suo ordine di suore avrebbe finanziato la sua visita. Troppo sospetta, inoltre, l’assenza per tutti questi anni. All’ Home Office evidentemente non leggono la cronaca e si sono persi l’isis, la guerra civile in Iraq, la feroce persecuzione ai cristiani e la profanazione di chiese e immagini sacre. Negli ultimi anni evidentemente la suora ha avuto un gran da fare.

Eppure niente. Le autorità britanniche si sono dette non convinte della richiesta di suor Ban, per loro la sorella malata da visitare era una comoda scusa. Accesso negato, dunque, con “nessun diritto di appello o di revisione amministrativa”. Probabilmente suor Ban avrebbe dovuto farsi più furba e dichiarare alle autorità che l’assenza di questi anni era dovuta ad un periodo di addestramento con l’Isis, che le avevano insegnato ad uccidere e ad odiare la Gran Bretagna. E non che per anni si è dovuta nascondere dai jihadisti e prendersi cura di altri rifugiati. Le sarebbe andata sicuramente meglio a presentarsi come una immigrata clandestina. Proprio come aveva fatto il buon Ahmed Hassan. Ma ha sbagliato strategia.

La storia della suora rispedita in Iraq non rappresenta un caso isolato in Gran Bretagna. Secondo quanto riporta padre Benedict Kiely – il fondatore di un’organizzazione che aiuta i cristiani perseguitati in Medio Oriente – il Regno Unito si è rifiutato di rilasciare il visto per due volte ad una suora domenicana con un dottorato in teologia biblica. A un’altra suora lo scorso anno è stato negato l’ingresso perché non aveva un proprio conto in banca, stessa sorte per tre arcivescovi dall’Iraq e dalla Siria. Era il 2016 ed erano stati invitati nel Regno Unito per la consacrazione della prima cattedrale ortodossa siriaca di Londra.

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Fece clamore, invece, la storia di suor Diana Momeka cui l’America di Obama negò di varcare i confini. Suor Diana è stata tra i cristiani simbolo della persecuzione islamica. Il suo lavoro con i perseguitati, mentre lei stessa era una perseguitata, le valse il paragone con Madre Teresa. La suora cattolica aveva studiato per sei anni negli Stati Uniti e nel 2015 aveva tentato di tornarci per raccontare quello che stava succedendo in Iraq. Il caso finì sulla stampa e l’eco mediatica portò il Dipartimento di Stato americano a rivedere la decisione. Com’è strana l’immigrazione incontrollata.

Intanto, lui entra:




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