Furgone Onlus con tritolo, bosniaco: “Io vittima accaduto”

Condividi!

Rimane in carcere, dopo l’interrogatorio di garanzia svoltosi stamane al carcere di Brissogne, il 56enne bosniaco arrestato venerdì scorso alla frontiera del Monte Bianco, alla guida di un furgone sul quale erano nascosti due chili e 400 grammi di tritolo, oltre a due detonatori elettrici. E ad un gruppo di immigrati.

Furgone con tritolo, autista lavora per la solita onlus

La decisione del Gip Giuseppe Colazingari è giunta dopo che l’uomo, Agan Ramic, ha risposto per oltre due ore alle domande. L’arrestato, di cui il magistrato ha anche convalidato il fermo, “ha confermato le dichiarazioni che aveva reso in sede di interrogatorio” al pm nel giorno dei fatti, spiega il legale che lo difende, l’avvocato Laura Marozzo.

Ramic, presidente di un’associazione umanitaria che si occupa di trasportare ex profughi e materiali per loro dalla Francia alla Bosnia,
in possesso della cittadinanza dei due Paesi, sostiene di essere “vittima dell’accaduto”. In particolare, ritiene che l’esplosivo sia stato “collocato da terzi sul veicolo già in Bosnia, durante il viaggio di andata, per creargli delle difficoltà”.

VERIFICA LA NOTIZIA

Lo spostamento di Ramic, che aveva per passeggeri tre uomini e una donna, tutti bosniaci, era iniziato da Annecy, ad un centinaio di chilometri dalla frontiera. All’uscita italiana del tunnel del Bianco, di primo mattino, il Mercedes Sprinter di cui era alla guida è stato fermato dalla Polizia di frontiera e dagli agenti della Squadra mobile. Dai successivi controlli, in un vano dietro l’autoradio sono spuntati i quindici panetti di tritolo, senza che il conducente abbia mostrato particolari reazioni. I detonatori elettrici erano altrove nel mezzo.

Ma lui è “vittima dell’accaduto”.




Lascia un commento