Viaggio nel condominio da incubo: 2000 immigrati e 20 italiani

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Una sorta di ‘Italia del futuro’ secondo il PD: perché ricordate, la diversità è ricchezza 

Gli spacciatori sono come fantasmi. Testa bassa, telefonino in mano, infilano la porta alla svelta e scivolano lungo i muri al buio, sotto il loggiato del cortile. «Eccone uno, va», drizza la testa Mustafa, senegalese che non ha paura di niente, portiere all’Hotel House, finché lo pagavano. «Ora portiere volontario», dice.

La nostra notte all’Hotel House comincia con un disperato che aspetta in auto fuori dal cancello. La dose d’eroina è pronta. Un paio di minuti e il pakistano col giubbotto fila alla svelta su per le scale dopo la consegna. Lui sale, un altro scende. Pakistano, spacciatore.

Eroina a trenta euro a dose o giù di lì, e una batteria di una cinquantina di pusher divisi in gruppetti da dieci che lavorano quasi in regime di monopolio con la materia prima che sgorga a fiumi dalla madrepatria. Un capo e sotto i manovali, la bella vita si fa anche così, uscendo ed entrando dalla galera con le porte girevoli. Pakistani sì, ma anche tunisini e nigeriani.

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Poco più di un mese fa se le sono date, perché anche una ‘piazza’ come questa può stare stretta. Due pakistani all’ospedale, dall’altra parte secondo le indagini c’erano almeno quindici tunisini con coltelli, bastoni e catene. Tra eroina, coca, erba e pasticche varie può succedere. Dicesi regolamento di conti. Come tanti nella storia (recente) di questo palazzone decaduto, che ora incrocia anche il mistero di ossa umane senza nome trovate in un pozzo dell’orrore.

Doveva essere un residence di lusso, è diventato un ghetto per stranieri: 16 piani, 480 appartamenti da 60 metri quadri con la moquette verdina o grigio topo impilati su tre ali come scatole di sardine, 32 etnie, una ventina di italiani, oltre duemila residenti. Più ci si inerpica su per le scale e meno le luci funzionano. I sei ascensori sono tutti a terra, guasti.

Macerata, il condominio di 17 piani abitato da 2mila clandestini – VIDEO

«Li sfasciavano in continuazione – taglia corto Mustafa – perché così per salire su i carabinieri o la polizia dovevano fare le scale, e hai voglia ad arrivare». Poi anche i soldi per ripararli sono finiti, e con i debiti (un milione di euro e anche più) del condominio è andato alla malora tutto, portineria, acqua e manutenzioni. Ognuno per sé, Dio per tutti. E chi vuol pagare paghi.

Un’ottantina di appartamenti sono stati pignorati. Sulle porte grigie di legno sono appiccicate le notifiche del Comune. È il conto dei lavori all’impianto anticendio, 100mila euro. Vai a trovarli, i proprietari. Bell’impresa, tra porte sprangate, catenacci, lucchetti, finestre sfasciate e case occupate. Ce n’è almeno una per piano, se basta. Al tredicesimo in tre dormono in un paio di materassi raccattati chissà dove e buttati per terra tra sporcizia e cartacce in quella che una volta era una camera.

«Il Comune ha fatto un’ordinanza – ha detto il sindaco Giovanni Mozzicafreddo, incalzato davanti alle telecamere – la Regione ha stanziato 100mila euro. Ad oggi è stata fatta la gara d’appalto e presto inizieranno i lavori. Siamo in continuo contatto con la Questura, i carabinieri e la Finanza. E’ un fenomeno che non è semplice debellare ma se portano via questa gente è positivo».

La città paga le conseguenze con un abnorme livello di delinquenza, con uno spaccio fuori controllo, ma c’è, ovviamente, chi ci guadagna.

Uno di questi è Enrico Cotronè, proprietario di centinaia di appartamenti in uno stabile che nel caso di incendio farebbe impallidire la strage londinese della Greenfell Tower: non esiste un impianto antincendio e l’acqua arriva da un pozzo abusivo. Questo in un palazzo di 17 piani.

Presto ci saranno centinaia di Luca Traini.




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