Una donna picchiata o violentata ogni 60 ore in Italia: protagonisti i migranti

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Ogni 60 ore vengono tragicamente registrati casi di violenze contro le donne. Stupri e pestaggi. In tutto due milioni e 800 mila le donne che ne sono state vittime.
E in oltre 1/3 dei casi l’auto è un individuo che fa parte di solo l’8 per cento della popolazione: stiamo parlando degli immigrati. Un numero, ancora una volta, abnorme rispetto alla loro presenza sul territorio.

Il numero effettivo di casi è però molto più alto. Almeno a fidarsi dei dati ISTAT, secondo cui il numero di stupri e violenze denunciati alle Forze dell’Ordine sarebbe solo il 7%.

Per essere chiari: gli immigrati commettono una violenza su una donna con una incidenza quasi 7 volte superiore alla loro incidenza sulla popolazione. Se gli italiani facessero lo stesso, avremmo quasi 14 milioni di vittime. Tanto per dare un’idea.

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I numeri per quando implacabili non rendono ancora bene l’estensione di un fenomeno in crescita, fotografato nella sua crudele realtà dal Consiglio Superiore della Magistratura che ha dedicato all’argomento una intera sessione di studi, raccogliendo attorno allo stesso tavolo magistrati, avvocati, poliziotti e vittime di violenze di genere. Paola Balducci, presidente della Sesta Commissione del Csm durante l’incontro alla Biblioteca Nazionale Centrale, ha offerto spunti numerici di riflessione sui quali intervenire per rendere la giustizia meno distante dalle vittime e dal fenomeno.

«Il 10,6 % delle donne dichiara di aver subìto una qualche forma di violenza sessuale prima dei 16 anni. Più di una donna su tre, tra le vittime della violenza del partner, ha riportato ferite, lividi, contusioni o altre lesioni (37,6%). Circa il 20 % è stata ricoverata in ospedale a seguito delle ferite riportate. Più di un quinto di coloro che sono state ricoverate ha riportato danni permanenti».

Pensate: gli italiani violenti non possiamo mandarli da qualche altra parte, ma se ci liberassimo degli immigrati, avremmo 1 milione di vittime in meno.




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