Lombardia: preti e sindaci collaborazionisti gestiscono business profughi

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Sono 100 su 1.523 in tutta Lombardia i sindaci collaborazionisti che aderiscono al famigerato Sistema di colonizzazione attraverso il ricollocamento sul territorio dei cosiddetti richiedenti asilo chiamato Sprar.

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Poi c’è una metà di sindaci, nel Milanese, costretta a prenderseli per imposizione dei Prefetti (Governo).

Il Lombardia, dei circa 24mila posti per richiedenti asilo, ben 22mila si trovano nei Centri di accoglienza straordinaria e solo 2mila negli Sprar. In pratica, a parte i collaborazionisti PD, il resto dei sindaci è costretto.

Lo ha spiegato il presidente di Confcooperative Lombardia Massimo Minelli, al convegno «Le politiche della Ue in tema di migrazione e asilo».

«Questi numeri – ha detto Paolo Grimoldi, deputato e segretario regionale della Lega – certificano il totale fallimento delle politiche di accoglienza indiscriminata, senza filtri e senza limiti, attuata dai Governi di centrosinistra in questi anni, una politica sonoramente bocciata dai cittadini con il loro voto».

«Questo sistema non funziona perché non affronta il tema di che cosa fare di quei richiedenti asilo che hanno ricevuto il diniego – ha avvisato il piddino Pierfrancesco Majorino, assessore al Sociale del Comune di Milano – se da un lato non li rimpatri e dall’altro non ti occupi di loro, produci solo emergenza nell’emergenza». Lui li vorrebbe tutti regolarizzare, Salvini li vuole rimandare a casa.

Gualzetti, della Caritas milanese, ha sottolineato soddisfatto che nelle parrocchie ci sono ancora 2.360 sedicenti profughi, un business enorme.

Il capo dell’ufficio milanese dell’Ue, un burocrate mantenuto dai contribuenti, tal Massimo Gaudina, ha insistito che si parla troppo dei problemi dell’immigrazione, «mentre è prima di tutto una necessità e poi un’opportunità». Un altro burocrate, il viceprefetto Francesco Umberto Garsia, è tornato ad auspicare «un sistema a più livelli» per un’accoglienza «diffusa equilibrata e sostenibile».

Mandare i finti profughi a casa loro. Possibilmente insieme ai collaborazionisti.




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