Tubercolosi: boom di immigrati infetti, 80% è positivo al test

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Un recente studio multicentrico condotto in ospedali di 12 città italiane (a capofila l’IRCCS Spallanzani di Roma) ha cercato di studiare le caratteristiche dei pazienti con diagnosi di tubercolosi attiva trattati nel triennio 2013-2015.

Più di due terzi dei casi (69.1%) riguardavano immigrati, con un tempo di permanenza medio in Italia di oltre 7 anni.

I numeri hanno un brutto vizio, non possono essere manipolati. L’8 per cento della popolazione rappresenta quasi il 70 per cento degli infetti di TBC: un’enormità.

Diversamente da altre malattie infettive, la Tbc non ha periodo di incubazione specifico. I suoi bacilli, infatti, possono restare latenti nel corpo per un lungo periodo, finché un indebolimento della resistenza immunitaria dell’organismo fornisce loro l’opportunità di moltiplicarsi e provocare le manifestazioni tipiche della Tbc. Quindi gli ‘esperti’ che ci dicono che i “migranti si ammalano in Italia”, mentono e lo sanno. Arrivano già con i bacilli latenti e poi il loro stile di vita dà il via alla manifestazione della malattia.

La malattia attiva è inoltre molto contagiosa: considerando la forma più classica di tubercolosi polmonare attiva, un singolo starnuto, per esempio, può rilasciare fino a 40.000 goccioline, ognuna delle quali può trasmettere la malattia, la dose infettiva è molto piccola e l’inalazione di solamente un singolo batterio può creare una nuova infezione.

In molti paesi Africani e Asiatici in cui la malattia è endemica, la positività al test mantoux (segno di contatto pregresso con il battere e quindi di possibile infezione latente) riguarda fino all’80% della popolazione.

Ciò che succede è quindi prevedibile: il migrante arriva con una forma latente. Poi il suo stile di vita dà il via alla riattivazione della tubercolosi con il rischio di trasmissione ad altri contatti.

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Impossibile anche diminuire il rischio di riattivazione somministrando antibiotici, vista la durata particolarmente lunga di queste terapie: la massima efficacia nello “spegnere” l’infezione si ottiene mediante l’assunzione di isoniazide per 9 mesi. Costi enormi e comportamento dei migranti rende la cosa quasi impossibile.

Negli Usa, una massiccia immigrazione dal Messico e dai paesi centroamericani comportò un drammatico incremento dei casi di tubercolosi tra il 1985 ed il 1992.




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