Sono 792 hotel e case che ospitano profughi

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Un’invasione. Il mercato dell’accoglienza strangola l’Italia.

Si contano 792 struttura sparpagliate sull’intero territorio nazionale che ospitano glii immigrati.

Cooperative, onlus e ong, in concorrenza spietata tra loro per accaparrarsi bandi sempre più milionari ma collaborative verso un obiettivo: disarticolare l’omogeneità etnica dell’Italia. Soldi e invasione.

L’aggiudicazione delle gare necessarie a occuparsi di dare vitto e alloggio agli stranieri, di imbastire percorsi di integrazione nelle piccole comunità e di seguire, presso le commissioni territoriali, l’iter burocratico delle richieste di asilo.

Ma ora il business si amplia. Il governo non eletto ha pensato a nuovi servizi per gli stranieri accolti: ecco così partire la fase2 della colonizzazione.

Corsi di formazione destinati all’inserimento lavorativo dei migranti. Perché l’obiettivo è sempre stato questo: sostituire gli italiani con gli afroislamici, farli penetrare nel mondo del lavoro per abbattere le ‘pretese’ dei lavoratori italiani.

E non poteva essere altrimenti, visto che non fuggono da alcuna guerra.

I primi impegni di spesa sono già di 100 milioni di euro che vengono destinati a progetti e programmi per istruzione e apprendistato ma anche per potenziare le tante organizzazioni associative delle diverse comunità di immigrati presenti.

Il programma più considerevole anche in base ai soldi a disposizione e all’entità del contesto è quello dell’Oim (Organizzazione internazionale per le migrazioni) che ha messo in piedi corsi e attività formative specifiche per i rappresentanti di associazioni di migranti allo scopo di potenziarne lo sviluppo socio economico: disponibile per ciascuno fino a 10 mila euro di bonus.

E contando che gli enti e le associazioni iscritte a registro del Welfare sono 2.532, i soldi a disposizioni potrebbero superare i 25 milioni.

Di queste 2.532 il 30 per cento rappresenta stranieri provenienti dall’America latina, il 50 per cento magrebini, il 10 dal Corno d’Africa, il restante 10 le popolazioni dell’est Europa. Sempre a loro è destinato anche il progetto denominato A.mi.co. ideato anch’esso dall’Oim per le associazioni più meritevoli: a quelle che metteranno in piedi i progetti migliori verrà dato un contributo di altri 10 mila euro.

Ma attenzione, l’organizzazione internazionale infatti si muove con finanziamenti pubblici, soldi dei contribuenti, alcuni dal ministero dell’Interno come gli 8 milioni intascati allo scopo di programmare un piano di rimpatri volontari che terminerà a dicembre prossimo, altri ancora dal ministero degli Esteri e dall’Agenzia per la cooperazione allo sviluppo sempre in capo al Maeci.

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Quanto alle spese vive l’Oim si comporta invece alla stregua di una fondazione filantropica mirando a mantenere sotto il 10 per cento il contenimento dei costi. Esempio ne è il canone annuo che paga solo dal gennaio corrente per la propria residenza: 27.005,40 per il pregiato complesso di Casale Strozzi, vincolati a 19 anni. Tuttavia gli impegni per le associazioni di migranti non si limitano all’Oim ma arrivano anche dagli enti regionali. L’Emilia Romagna – seconda per presenze di stranieri dopo la Lombardia – nell’ultimo anno ha investito per i migranti ben 3 milioni di euro, altrettanto Campania, Lazio e Puglia. Nel Lazio inoltre è stato messo in piedi con i fondi del ministero dell’Interno il progetto Ipocad, per altri 3 milioni e con questo obiettivo: «Analizzare lo stato dell’associazionismo sul territorio, capitalizzare i risultati, sviluppare percorsi di promozione, pianificare attività che forniscano ai migranti destinatari gli strumenti per operare autonomamente».
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Vale a dire che con progetti del genere già si pensa all’inclusione delle cosiddette seconde generazioni cui sono destinati anche i 31 milioni di euro, elargiti dal ministero del Lavoro, da ripartire tra tutte le realtà che si occuperanno di mettere in piedi percorsi di apprendistato preparatori all’inserimento lavorativo.




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