Migrante minaccia di morte poliziotti, lui libero e agente ‘punito’

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Sull’aggressione ai poliziotti:

Migranti contro poliziotti: «So dove abiti e ti uccido»

Interviene Sandro Chiaravalloti, segretario provinciale e regionale del sindacato di Polizia.

Ma che sicurezza si vuole in questo Paese dei balocchi? Un poliziotto nell’esercizio delle sue funzioni viene minacciato di morte da parte di chi, patteggiando, non fa un neanche un mese di galera e, attraverso lo stesso patteggiamento, annulla la possibilità al poliziotto stesso di costituirsi parte civile. Un poliziotto mal pagato che non avvierà mai una causa civile e, grazie a questo sistema giudiziario, il “minacciatore”, casomai nulla tenente, starà sereno e il poliziotto, ancora una volta, cornuto e mazziato.

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Il problema vero, in questa Itala assetata di sicurezza, sono le leggi colabrodo di un Paese che non sa difendere i suoi rappresentanti in divisa: è questo il vero problema securitario, ma pochi riescono a dirlo. Come difendere i cittadini se chi è preposto, insieme alla propria famiglia, viene minacciato e lo Stato che rappresenta non mette in galera il reo? Del resto ancora oggi in questa Italia il Papa lava i piedi ai delinquenti e i parlamentari vanno a vedere come stanno. Per carità, giusto, ma pensare anche alle vittime e non consentire che una ex terrorista dica che l’essere vittima è anche un mestiere no? Ma nonostante ciò, c’è chi chiede che ai poliziotti venga messo il numero identificativo. Per me, se ci obbligassero, andrebbe bene anche il codice fiscale sulla divisa (è una provocazione) ma per cortesia, questo Stato che si definisce di diritto tuteli i diritti delle donne e uomini in divisa.




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