Il rapper Ghali al posto di Mameli in una scuola elementare

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Scordatevi l’inno di Mameli o canzoncine dello Zecchino d’Oro. In una scuola elementare di Firenze, per la recita di fine anno, le maestre hanno scelto di insegnare ai bambini una canzone del rapper Ghali. Il brano, un tormentone grazie anche al fatto che il brano è nello spot di Vodafone, si intitola Cara Italia. Ne abbiamo già parlato sul Secolo d’Italia perché la canzone è un inno allo Ius soli e propala il messaggio dell’integrazione dei migranti e dei profughi. Ghali, rapper islamico di origine tunisina, canta nel brano Cara Italia anche i temi della canna libera, del sesso non protetto, il tutto infarcito di turpiloquio.

Facile intuire che alcuni genitori non l’abbiano presa bene. Si lamenta una madre con Repubblica Firenze: «Vi pare normale che venga fatta imparare una canzone del genere a dei bambini di quinta elementare?” si lamenta una mamma. “È una cosa indecente, troppe parolacce” le fa eco un’altra. “Fumo, entro, cambio faccia – recita l’incipit – Come va a finire si sa già. Devo stare attento, mannaggia. Se la metto incinta poi mia madre mi…Perché sono ancora un bambino, un po’ italiano, un po’ tunisino. Lei di Portorico, se succede per Trump è un casino». Su Facebook alcuni genitori si sono lamentati: «Dove andremo a finire? Invece di insegnare l’inno d’Italia…».

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Il problema non sono le parolacce, che in alcuni contesti possono avere un senso, ma il tentativo di fare il lavaggio del cervello ai bambini italiani. Quelli veri.

Non è un caso che una multinazionale abbia scelto come gingle pubblicitario una canzone di questo tipo. Quale sia il progetto è chiaro a tutti: creare masse indistinte alle quali vendere un prodotto globale.

E non è un caso che il personaggio sia stato spinto dai programmi trash della De Filippi, notoriamente occupata a sdoganare alla massa omofilia e immigrazione attraverso le proprie trasmissioni.

Ma non servirà. Perché le masse sanno distinguere meglio dei radical chic la realtà dalla propaganda.




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