Immigrati: da 6 mesi mantenuti dal Comune di Roma, non vogliono lavorare

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Sei mesi dopo lo sgombero del palazzo di via Curtatone che occupavano abusivamente, i migranti sono ancora ospitati a spese del Comune di Roma. O almeno, lo erano fino al 26 marzo, quando è scaduto il termine dell’accoglienza temporanea.

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“Si comunica la conclusione dell’ospitalità concessa entro e non oltre il 26.03.18 causa decorrenza dei termini del periodo di accoglienza”, si legge sul foglio che mostra Gile Meconen. Gile è un eritreo di 56 anni: “Sono stato allontanato dal centro dopo l’intervento della polizia. Tutte le mie cose sono ancora lì. Dormo da degli amici. Il comune ci ha abbandonati. Sono diabetico, sono malato. Ora tengo l’insulina in tasca, mentre dovrebbe andare in frigo”.

Lui, prima è sbarcato in Italia. Poi ha occupato con altri un palazzo in modo abusivo. Per premio, è rimasto altri 6 mesi ospite dei contribuenti romani: non gli è bastato.

Secondo il Comune di Roma, la permanenza non è stata prorogata per diverse ragioni, tra le quali il rifiuto di svolgere l’attività lavorativa reperita loro dal personale e dagli operatori delle strutture. Non vogliono lavorare. Vogliono essere mantenuti.

Secondo il comune “sin dall’inizio sono state messe in campo e continuano ancora oggi tutte le azioni utili per il raggiungimento dell’autonomia da parte degli ospiti, con il costante sostegno dei mediatori culturali affinché tutti fossero messi nelle condizioni di comprendere e di comunicare. A tutti gli ospiti sono stati garantiti la tutela della salute, consulenza e assistenza legale, ascolto e sostegno psicologico, mediazione, orientamento e accompagnamento ai servizi socio – sanitari sul territorio, informazioni sui diritti esigibili; orientamento all’inclusione lavorativa e all’autonomia alloggiativa”.

“In questi sei mesi non abbiamo mai visto nessuno”, dice Gile. “Ho provato a cercare lavoro, sono anche un arbitro di calcio della Figc. Ma non ho trovato nulla”. “I percorsi – prosegue l’assessorato capitolino la cui titolare è Laura Baldassarre – configurano un ampio e variegato ventaglio di storie e di vicende che, nella maggior parte dei casi, hanno mostrato un esito positivo grazie al supporto e agli strumenti garantiti durante la permanenza. Alcuni hanno raggiunto un’autonomia alloggiativa, altri hanno beneficiato di una proroga della permanenza, qualcuno ha trovato una sistemazione alternativa dopo aver ricevuto ampio sostegno”.

“Ci sono casi in cui il lavoro degli operatori è stato determinante nel reperimento di un impiego e di una casa oppure ha consentito l’inserimento nell’iter per la richiesta di assegnazione di un alloggio Erp”, dice ancora l’assessorato, parlando delle case popolari.

Intanto, a Roma:

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Per loro né il comune né le associazioni hanno fatto qualcosa.




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