Eurabia: ebrei e cristiani vittime dei musulmani

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La morte di Mirielle Knoll, ottantacinque anni, bruciata viva da due musulmani, scampata al rastrellamento del Velodromo d’Inverno a Parigi nel luglio del 1942 ma non alla nuova Parigi multietnica, accende i riflettori su un fenomeno ampio. Talmente ambio, che i media tentano di nasconderlo.

E’ stata trovata morta nel suo appartamento, con il corpo trafitto da varie coltellate, probabilmente anche da proiettili (i bossoli erano sparsi nell’appartamento). Era una donna generosa che accoglieva in casa sua uno degli assassini sin da bambino, come un figlio. Ingenua l’ha definita il figlio.

Questa volta, anche per la chiara dichiarazione degli autori dell’atroce misfatto, i media e i politici non hanno potuto nascondere quanto accaduto. Le vere motivazioni di quanto accaduto. Impossibilitati da decurtarle, per l’ennesima volta, a disturbi mentali.

Questo delitto, atroce, del quale la stampa ha riferito seppur con una settimana di ritardo, non è diverso da quello accaduto il 4 aprile 2017 che ha visto la morte brutale di Sarah Halimi, 66 anni (a sinsitra nella foto), assassinata nella sua casa a Belleville (quartiere di Parigi), dove abitava da trent’anni.

L’autore dell’omicidio, un maliano di religione musulmana Kobili T., ha prima picchiato brutalmente la sua vittima e l’ha poi gettata dal terzo piano. L’uomo, 27 anni, è stato sentito gridare: “Ho ucciso lo Sheitan (il diavolo, in arabo) “. La famiglia di Sarah Halimi allora dichiarava “Noi lottiamo affinché́ la giustizia riconosca che si tratta di un omicidio di matrice antisemita e islamista”. La procura che curava l’indagine stava invece indagando per omicidio volontario senza prendere in considerazione la premeditazione, né l’elemento antisemita, né quello razzista. Una scelta quanto mai inopportuna e vergognosa, tanto è vero che molti intellettuali francesi, tra cui lo storico Georges Bensoussan e il filosofo Alain Finkielkraut, hanno denunciato un atteggiamento sbagliato da parte delle autorità̀ rispetto alle circostanze. Alla Francia, nel 2017, ha fatto comodo non portare in auge l’assassinio per motivi religiosi, perché erano in corso le elezioni e la Le Pen doveva perdere, si temeva la strumentalizzazione da parte del Front National, ma alla fine il concetto è sempre quello: gli ebrei li amano tutti, quando sono morti. Solo a marzo del 2018 è stata riconosciuta la matrice antisemita di quest’omicidio, proprio pochi giorni prima del successivo omicidio.

Parigi, bambino ebreo picchiato in quartiere ‘islamico’

Il problema è molto più esteso perché nessuno ha mai voluto prendere in considerazione casi precedenti, che pullulano negli archivi mentalmente obsoleti delle istituzioni giuridiche, tutti considerati sotto l’egida della malattia mentale. Nel 2003 venne ucciso Sébstien Salam, un ragazzo ebreo di 23 anni, dal suo amico d’infanzia musulmano Adel Amastaobou che al momento dell’assassinio gridò “andrò̀ in paradiso, ho ucciso il mio ebreo”. E poiché Adel prima dell’omicidio era sotto trattamento psichiatrico, gli è stata riconosciuta l’infermità mentale. E così è cominciata una nuova era di assassini compiuti da disumani esseri psicologicamente fragili. Tralasciando i precedenti, a fine gennaio 2018 suscitò indignazione l’episodio di un bimbo ebreo di 8 anni aggredito in strada a Sarcellese, mentre si recava a lezione con in testa la kippah. Oggi (il 28 marzo 2018, per chi legge) una bambina in Germania è stata oggetto di aggressione da parte di un bambino islamico della sua stessa età.

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Ma a quanti di questi criminali è stata riconosciuta l’infermità mentale? Quasi tutti più o meno se ben ricordo, perché a morire non sono i vostri figli… Questo è un odio inaccettabile che ormai viaggia a una velocità inarrestabile da un assassinio all’altro, di fronte al quale le istituzioni giocano con le marcette e con i gessetti, ma non si chiedono quanto il loro atteggiamento buonista, permissivo, di facile diagnosi medica sia corresponsabile e trainante di questo non più rigurgito ma metastasi invasiva di un nuovo antisemitismo revisionato.

Bambina circondata e picchiata da piccoli islamici perché ebrea

Un’inchiesta attuale del quotidiano Bild ha messo in luce i nuovi squilibri in fatto d’integrazione in Germania. Un lunghissimo articolo ha evidenziato il picco crescente di antisemitismo, ma anche anticristianesimo in molte scuole elementari a Berlino. Le testimonianze dei genitori dei bambini ebrei hanno riacceso l’attenzione dell’antisemitismo di matrice musulmana (e non parliamo più d’islamismo). I piccoli musulmani utilizzano video dell’Isis per terrorizzare gli altri bambini ed il presidente dell’Associazione degli Insegnati Tedeschi, Heinz Peter Meidinge, aggiunge che i nuovi tedeschi di seconda generazione di religione islamica non si fanno problemi a minacciare anche gli insegnanti.

Sono tra noi.

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