Europa: sempre meno cristiani, sempre più islamici

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I giovani europei credono sempre meno all’esistenza di Dio. Se questo fosse l’effetto di una riflessione scientifica, allora non sarebbe un problema, ma sembra, invece, essere il segno di una progressiva desacralizzazione dell’esistenza. Di una perdita di valori.

Prima di occupare un territorio, è necessario creare le condizioni. L’ideale è un deserto di valori. Perché è molto più semplice occupare il territorio di una popolazione che non crede più a nulla. Non è solo una questione di religione.

Le rilevazioni sono avvenute nel corso del biennio 2014-2016 e hanno interessato la fascia d’età compresa tra i sedici e i ventinove anni. “La religione è moribonda” è la conclusione a cui è giunto Stephen Bullivant, il responsabile dell’analisi sullo stato di salute dei credi religiosi nel vecchio continente.

Il sondaggio è stato effettutato da un centro di ricerca intitolato a Benedetto XVI: il papa che, più di tutti, ha lottato per le radici cristiane dell’Europa.

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L’Italia, invece, è stata lasciata fuori dal sondaggio. Bullivant in futuro dovrebbe presentare un prospetto riguardante solo il belpaese. Le uniche tra nazioni europee dove il sacro mantiene una centralità tra i giovani sono Portogallo, Polonia e Irlanda: qui il 10% degli intervistati ha dichiarato di recarsi a messa almeno una volta a settimana. Tanti, invece, i battezzati che dopo aver ricevuto il primo sacramento hanno abbandonato la Chiesa senza continuare a frequentare gli ambienti della propria confessione religiosa. Essere cattolici, per molti, sarebbe divenuta un’etichetta cui non per forza viene associata una reale partecipazione reale ai sacramenti. Persino i paesi “virtuosi” fanno registrare dati emblematici: più della metà dei giovani polacchi non si recherebbe a messa. Sempre bassi, poi, i numeri sui cattolici praticanti: il 2% dei giovani belgi, il 3% in Ungheria e Austria, il 5% in Lituania e in Germania. E anche sommando gli altri credi religiosi non si arriverebbe a percentuali in grado di smentire una generale disaffezione.

In Repubblica Ceca il 91% dei giovani ha sottolineato di non credere in alcuna religione. Rilevazioni simili a quelle emerse dalle in riferimento ai giovani olandesi, a quelli estoni e a quelli svedesi. “Paesi vicini, con una storia simile, hanno profili estremamente differenti”, ha specificato Bullivant, che ha anche evidenziato come l’identità religiosa non venga più trasmessa attraverso la linea genitoriale. Una “speranza”, tuttavia, esiste. Il responsabile della ricerca ha affermato che: “E’ vero che la nuova normalità è l’assenza di religione, e che i pochi che credono si sentono di nuotare controcorrente. In 20-30 anni, le chiese saranno più piccole, ma le persone che le frequenteranno saranno molto più devote”.

Torna in mente, allora, quella che viene considerata una vera e propria “profezia” di Benedetto XVI sul futuro del cristianesimo. Nel 1969, Ratzinger disse che la Chiesa sarebbe divenuta piccola e irrilevante. E che il cattolicesimo sarebbe dovuto ripartire da piccoli gruppi di credenti. I numeri del sondaggio della St.Mary, ancora una volta, sembrano dare credito alla “visione” del papa emerito. L’unico “boom” previsto, da qui al 2050, è quello della religione musulmana. Solo nel dicembre scorso, la Pew Research ha sottolineato come quella islamica sia la comunità destinata a divenire maggioritaria, anche nel continente europeo, per via della sua “fertilità”.

E mentre il nichilismo affoga le nuove generazioni europee in un mare dolce e calmo, importiamo giovani la cui ignoranza permette loro di ‘credere’ ancora in qualcosa. Qualcosa che, per quanto retrivo e barbaro, li rende gli assassini ideali di una civiltà decadente.

Nel Regno Unito, già oggi, ci sono più giovani musulmani di giovani inglesi che si professano cristiani.
Solo il ritorno al sangue e all’acciaio ci salverà.




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