Il sindaco leghista che ha ‘cacciato’ i finti profughi: «Pronto a rifarlo»

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«Resistenza civile all’invasione, questi sono i sindaci della Lega!», così Matteo Salvini aveva saluto la scelta del sindaco di Gallarate Andrea Cassani, che martedì aveva sborsato di tasca propria 180 euro per pagare il treno a 12 richiedenti asilo che volevano raggiungere Milano. Pur di toglierseli di torno.

Originari del Gambia ed esclusi dai programmi di protezione internazionale per una rissa di qualche mese fa, gli stranieri sono ora liberi di muoversi. E’ la demenziale legge voluta dal governo PD, e che quindi se la godano i sindaci PD.

«Grazie Matteo, a Gallarate noi resistiamo. A te il compito affidato dagli italiani il 4 marzo di liberare tutto il Paese», è stata infatti la chiosa del sindaco al commento di Salvini.

Cassani si è reso conto di cos’ha scatenato? Il sindaco di Milano parla di «provocazione» sulla pelle dei migranti.
«Non è così. Questa vicenda è montata sui media e non essendomi sentito con Sala, qualcuno deve averlo informato male. I profughi sarebbero arrivati a Milano lo stesso, probabilmente senza pagare il biglietto. Ricordo Sala in prima fila a favore dell’accoglienza e ora non può ritenere una provocazione il fatto che una dozzina di stranieri arrivino nella sua città».

I giornali parlano di un gesto da «scafista» e da «sceriffo del West».
«Uno scafista? Quelli sono criminali e si fanno pagare per portare le persone illegalmente in Italia. A chi commenta in questo modo, da radical chic, chiederei cosa faccia in concreto per aiutare questa gente. Non ho fatto niente di male, ho dato una mano a chi aveva bisogno».

Ha però creato un precedente: sarebbe pronto a rifarlo?
«Potrei valutarlo. Ma di certo non posso essere etichettato come quello che paga il biglietto del treno».

E se fosse il Comune a dover farsi carico di emergenze di questo genere?
«Non se ne parla, i nostri soldi restano qui e vengono spesi per i gallaratesi».

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Si sente di chiedere scusa a Milano?
«Mi dispiace per i milanesi, ma non mi sento colpevole di nulla».

I milanesi chiedano al sindaco del no ai muri e si ai ponti. E al suo partito.




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