Boia saudita scatenato: decapitato in piazza migrante

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Eseguita la condanna a morte del 53enne Zaini Misrin. Durante il processo, negato il diritto alla difesa e la confessione è stata estorta con l’inganno. Dall’ascesa al potere di Mohammed bin Salman raddoppiato il numero delle esecuzioni.

Il boia saudita è tornato a colpire, decapitando un lavoratore immigrato indonesiano per un omicidio che l’uomo avrebbe compiuto nell’estate del 2004. In realtà l’uomo non ha goduto di assistenza legale e la confessione sarebbe stata estorta con l’inganno durante il processo.

Zaini Misrin – di professione autista di auto – è stato giustiziato mediante decapitazione il 18 marzo. L’uomo, di 53 anni, era stato arrestato nel 2008 per l’assassinio – avvenuto quattro anni prima – del proprio datore di lavoro.

Nel corso del processo l’imputato avrebbe subito pressioni; i giudici gli avrebbero estratto a forza la confessione, privandolo di assistenza legale e fornendogli solo un traduttore in aula. Testimoni riferiscono che sarebbe stato proprio l’interprete a estrarre la (presunta) confessione con l’inganno, a fronte di un crimine che egli non avrebbe commesso.

Inoltre, l’Arabia Saudita non ha notificato all’Indonesia l’imminente esecuzione lasciando all’oscuro della vicenda sia il ministero degli Esteri che il consolato indonesiano a Jeddah. “Il processo a Mistrin e la sua esecuzione – sottolinea in una nota il direttore di Migrant Care Wahyu Susilo – rappresentano una palese violazione ai diritti umani”. Egli avrebbe inoltre subito “pressioni e intimidazioni” dalle autorità saudite.

Un rapporto elaborato da alcuni esperti dell’Afp mostra che, dall’inizio dell’anno, l’Arabia Saudita ha giustiziato almeno 30 immigrati di diverse nazionalità. E dall’ascesa al potere del principe ereditario Mohammed bin Salman (il cosiddetto riformatore) le esecuzioni sono più raddoppiate: dalla sua nomina nel giugno scorso il boia ha colpito in almeno 133 occasioni, rispetto alle 67 degli otto mesi precedenti. E non è un problema di pena di morte, ma di pena di morte senza un processo giusto.

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L’Arabia Saudita – in cui vige una stretta osservanza della sharia, la legge islamica – è l’unico Paese al mondo dove la condanna a morte può essere eseguita con la decapitazione in pubblica piazza. A parte Raqqa, quando c’era ISIS.

La pena capitale nel regno è prevista anche per stregoneria e sodomia. Non meno crudeli sono le condanne per il reato di opinione, che oltre al carcere, prevedono il taglio della mano o del piede e la fustigazione in piazza.




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