L’imprenditore che assume solo Senegalesi: “Italiani non vogliono lavorare”

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Giornalisti con un minimo di amor patrio e di senso critico, non scriverebbero articoli apologetici di un ‘imprenditore’ che assume solo africani. E magari sono gli stessi giornalisti che hanno attaccato MOBY perché assume, con orgoglio, solo italiani.

Se il sistema mediatico non fosse di proprietà di gruppi che hanno interessi che coincidono con quelli del cosiddetto ‘imprenditore’ di Idrofoglia Srl, ovvero trovare manodopera a basso costo, i giornali denuncerebbero il fatto che si preferisca importare lavoratori dall’estero, invece di dare lavoro a giovani locali. Magari pagandoli di più.

Perché come aveva intuito Marx, quando una società diventa più ricca, è normale che i giovani non accettino di fare certi lavori. A quel punto il ‘capitale’ è costretto ad alzare il salario e la qualità dell’ambiente di lavoro. E aumentare l’apporto della tecnologia, con ricadute in altri settori e con la crescita di lavori a più alto contenuto intellettivo. Come avrebbe dovuto fare il signor Brugnettini. Se non ci fosse stato l’esercito di riserva in arrivo dal Senegal.

Perché non ci sono lavori che gli italiani non vogliono fare. Ma che non possono fare a certe condizioni. Visto che non possono vivere in dieci in una stanza.

Un’impresa non è un’isola. E’ parte della comunità. Deve dare lavoro alla gente del posto, non importare masse di senegalesi e famiglie al seguito, altrimenti può anche accomodarsi fuori.

Un capitolo a parte merita il console del Senegal che è un italiano: traditore.

Urge una legge che detassi l’assunzione di italiani e tassi quella di immigrati. Se il signor ‘Idrofoglia’ dovesse pagare il doppio delle tasse sul lavoro in caso di africano, avrebbe convenienza ad assumere un italiano e pagarlo di più. E se questo non lo rende competitivo rispetto a chi produce in Cina piuttosto che in Romania, chieda i dazi.




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