Hotel costretto a chiudere perché assediato dai profughi spacciatori – FOTO

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«Siamo esasperati e stiamo pensando di chiudere l’albergo, almeno per un periodo; così non possiamo più lavorare. Forse, in questo modo, si capirà la gravità della situazione di via Perathoner, dove si spaccia a qualsiasi ora del giorno e della notte. Non si può più passare di lì senza essere avvicinati da qualcuno pronto a venderti ogni tipo di droga».

Dopo la lettera inviata agli organi di stampa e firmata dai titolari e dai dipendenti del Panificio Trenker, dell’Hotel Adria e del ristorante, Veronika e Thomas Fink, gestori dell’Adria a due passi da piazza Walther, sono andati dal sindaco a chiedere di intervenire in una zona che è diventata terra di nessuno. O meglio: dei migranti che spacciano.

Il sindaco piddino Renzo Caramaschi ha promesso che ci sarà un’intensificazione dei controlli da parte dei vigili urbani e delle forze dell’ordine. Risate generali.

Poi ha svelato la realtà: non possono fare nulla. Ha posto la questione in occasione della riunione del Comitato sull’ordine e la sicurezza pubblica, svoltosi pochi giorni fa al commissariato del governo, e la risposta è stata quella di sempre. Non ci sono gli strumenti che diano al sindaco la possibilità di vietare di bivaccare in certe parti della città e non può neppure obbligare il ‘clochard’ che da mesi dorme davanti alla stazione degli autobus ad andarsene. Comandano i migranti, fanno quel che cazzo vogliono.

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«Io – racconta Veronika Fink – ho ormai perso il conto delle volte – dieci anche venti al giorno – in cui esco dall’albergo per andare a pregare gruppetti di richiedenti asilo, che stazionano davanti all’ingresso, di spostarsi qualche metro più in là, nel parco. Non lo fanno. Perché quello spazio se lo sono accaparrati altri. Loro preferiscono stare qui, all’angolo tra via Perathoner e viale Stazione, perché è il posto migliore per spacciare. La mattina sul marciapiede c’è di tutto: sporcizia ovunque, cassonetti rovesciati, vasi spaccati, brandelli di vestiti, scarpe. Così non si può andare avanti: i clienti ormai vengono da noi una volta, la seconda difficilmente ci tornano e il motivo è evidente».

«I richiedenti asilo – spiega Veronika Fink – alloggiati da noi, possono rimanere fino al 19 marzo. Però, se la situazione nella nostra strada non dovesse migliorare nel giro di poco, non saremmo più in grado di prorogare l’ospitalità e per loro si dovrà trovare un’altra sistemazione».

Questi prima fanno soldi ospitando nel loro hotel i profughi. Poi si lamentano perché spacciano davanti al loro hotel. Forse un esame psichiatrico sarebbe necessario.




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