Terroristi rossi stilano lista di persone da colpire, qualcuno lancia molotov

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«Si levino di torno, o li leveremo noi». La minaccia, neppure troppo velata, è contenuta nel blog antagonista «Emilia Antifascista», dal sottotitolo di trumpiana memoria ma in salsa partigiana: «Making Emilia Red Again».

Rendere l’Emilia di nuovo rossa. L’intimidazione potrebbe essere derubricata a vaneggiamento di qualche invasato, se non fosse che gli stessi centri sociali hanno diffuso un dettagliato dossier con nomi, cognomi, indirizzi e movimenti di tutte le realtà di destra tra Modena, Reggio Emilia, Carpi e Bologna. Una vera e propria caccia alle streghe contro chi non la pensa come loro. Compresi parlamentari, consiglieri comunali e normali cittadini.
Il dossier ricorda troppo da vicino i tetri schedari redatti da Avanguardia Operaia negli anni di piombo. Allora i «compagni» misero insieme 10mila cartelle con foto e dati di presunti militanti neofascisti. Oggi gli antagonisti fanno lo stesso, fornendo online puntuali descrizioni sulle attività non solo di gruppi di estrema destra come Forza Nuova e CasaPound. Ma anche di Forza Italia, Lega, Fratelli d’Italia e associazioni studentesche varie. L’obiettivo? Creare una «mobilitazione sempre più partecipata contro la presenza neofascista» in Emilia. Mobilitazione che, stando a quanto scritto nel blog, prevede la realizzazione di «azioni violente che si possono ritenere giuste a livello strategico». Tradotto: picchiare un «camerata» non è reato.
Il fatto è che molti dei movimenti indicati nel dossier tutto sembrano tranne che pericolose squadracce mussoliniane. Anzi. A Modena finisce nel mirino una palestra (con tanto di indirizzo) colpevole di organizzare allenamenti collettivi. A Reggio Emilia gli antifascisti segnalano l’apertura di una sede in centro di Gioventù nazionale, sezione giovanile di Fratelli d’Italia, scrivendo «per l’esattezza» dove i compagni violenti possono trovarla. E magari colpirla. Il capitolo dedicato a Bologna è forse il più preoccupante. Dettagliato, informato, potenzialmente esplosivo. L’ultimo aggiornamento, la «versione 3.0», risale a tre giorni fa. L’elenco riguarda tutto quello che «se non è antifascista, allora è fascista»: si va dai partiti di centro a Lealtà e azione, passando per parlamentari neoeletti come Galeazzo Bignami (Forza Italia) e Lucia Borgonzoni (Lega Nord).
«È un indice minaccioso – spiega Bignami -. Queste persone non fanno una lista con nomi e indirizzi a scopo informativo. Ti puntano il mirino addosso, è un elenco di obiettivi che poi qualche esagitato usa per colpirci fisicamente». Come già successo. Negli anni di militanza l’onorevole ha subito 18 aggressioni fisiche. Nel ’98 gli spaccarono la testa. E solo due settimane fa, in vista delle elezioni, la galassia anarchica ha fatto esplodere due bombe molotov di fronte alla sede di Azione universitaria, associazione studentesca di centrodestra vicina alle posizioni di Forza Italia. Militanti e studenti avevano lasciato la sede solo qualche ora prima: sul portone sono evidenti i segni della deflagrazione. «La battaglia ideologica del presunto “antifascismo” fa sentire legittimati i gruppi anarchici a compiere atti di estrema violenza contro di noi», fa notare Stefano Cavedagna, Presidente di Forza Italia Giovani in regione. «A Bologna il clima intimidatorio è una realtà con la quale conviviamo», chiosa Marco Lisei, capogruppo di Fi in consiglio comunale e anche lui nello schedario. Solo qualche giorno fa è stato riconosciuto e aggredito verbalmente in piazza.
In ambito antagonista l’odio chiama odio ed è alto il rischio di un’escalation di violenza. Soprattutto perché il dossier si sofferma sui «luoghi di aggregazione» dei (presunti) fascisti. Mostrando ai compagni di lotta dove e quando colpire il nemico.

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Hanno perso la battaglia delle idee. Per questo censurano gli identitari sui social network. Per questo lanciano molotov contro le loro sedi.




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