National Geographic: “Eravamo razzisti”, oggi servono un altro padrone

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Il National Geographic, ormai un giornale che propaganda il meticciato, pubblicherà ad aprile un numero monotematico dal titolo The Race Issue con in copertina due gemelle nate in Inghilterra una di pelle bianca e l’altra di pelle nera. In tutta la pubblicazione si cercherà di negare l’evidenza scientifica attraverso una scelta ideologia: che il concetto di razza non è una realtà biologica. Del resto in un altro numero hanno provato a fare lo stesso con i sessi, negando che la bipolarità maschio – femmina sia una realtà biologica.

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[…] «attraverso un filtro razzista, con fotografie di donne africane a seno nudo, con ritratti di capitribù rappresentati come selvaggi, rozzi, ingenui». Sarebbe da chiedere alla Goldberg in quale altro modo si sarebbero dovuti immortalare individui che normalmente si aggirano per la savana seminudi e che non conducono certo uno stile di vita da lord scozzese; che sono soggetto di interesse e studio proprio in quanto primitivi e poco evoluti; e in quale modo questo risulterebbe offensivo, dal momento che non sarebbero mostrate altro che le loro usanze e tradizioni.

Nel numero di aprile la Goldberg, che si identifica come «la prima caporedattrice donna e di origini ebree della pubblicazione», scrive un editoriale dal titolo Per decadi, i nostri reportage sono stati razzisti. Dobbiamo ammettere questo fatto per riscattarci dal nostro passato. Queste dichiarazioni vengono supportate dallo studio del prof. Jason Mason dell’Università della Virginia, docente di storia africana, che, dopo aver minuziosamente esaminato decine di numeri della rivista, ha dichiarato di avere scorto «uno schema intenzionale» nell’esibizione di razzismo della pubblicazione: «Le persone di colore sono spesso vestite succintamente e non vengono mai rappresentate in città o circondate da elementi tecnologici» (i rinomati elementi tecnologici riscontrabili nelle foreste del Borneo, ad esempio). Ma qui arriva la gemma: «I ragazzi teenager bianchi hanno sempre potuto contare sulla presenza, in ogni numero di Nat Geo, di qualche paio di seni di pelle scura da ammirare, e penso che gli editori sapessero bene che questo fosse uno degli elementi di appeal della rivista». Tra uno «schema intenzionale» e l’altro, quindi, il prof. Mason trova anche modo di incolpare i giovani virgulti dell’America bianca (colpevole e problematica a prescindere) di praticare la masturbazione ai danni delle razze oppresse: onanismo colonialista?

«Il nostro modo di scusarci per gli errori commessi consiste nel cercare di integrare i media della rivista assumendo più giornalisti e fotografi appartenenti a minoranze etniche», sostiene la Goldberg, aggiungendo che «abbiamo assoluto bisogno di fotografi afroamericani e nativo-americani che saranno in grado di catturare un verità differente e raccontarci una narrativa più accurata». «I servizi giornalistici riportavano una realtà adulterata perché raccontata dal solo punto di vista dell’élite bianca», la stessa élite di cui guarda caso fa parte la Goldberg, che, a quanto ci risulta, in data attuale è ancora saldamente al comando della rivista.

In realtà il National Geographic ha sempre rappresentato i diktat dei potenti. Quando questi avevano bisogno di descrivere l’inferiorità africana o di altre razze per giustificare il colonialismo, lo faceva. Ora che i potenti devono, sempre per i loro interessi, giustificare l’immigrazione, lo fa.

Giornali come NG non fanno scienza, diffondono l’ideologia di chi li finanzia e ha necessità di una base ideologica per i propri interessi monetari.

Che le razze esistano non è neanche dibattibile, già dibattendolo si dà a queste prostitute intellettuali una parvenza di credibilità.

Lo dimostra proprio la nascita, che accade con probabilità di 1 a diversi milioni, di gemelli con il colore della pelle diversa. Se la razza non esistesse, avverrebbe in modo casuale: invece accade solo perché il DNA di uno dei due genitori conserva quello di un avo bianco (o nero). Nel caso di due gemelli in un uno dei due finisce per rappresentarsi tutta la componente genetica relativa all’aspetto fisico di di una razza mentre nell’altro avviene il solito ‘mescolamento’. Ma questo significa che gli altri geni che esprimono tutto il resto sono ‘gli altri’.




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