Salvini risponde alla UE: “Italia non è il vostro campo profughi”

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Dal suo account Facebook, il leader della Lega avverte: «l’Unione Europea vuole continuare a trattare l’Italia come un campo profughi? Hanno sbagliato a capire, la musica cambia!». Sotto al post, Salvini pubblica il link ad un articolo di stampa dal titolo «Migranti, l’Ue al nuovo governo: la linea italiana non può cambiare».

UE avvisa Salvini: “Non può cambiare linea italiana su migranti”

E’ il commissario Ue all’Immigrazione, il greco Dimitris Avramopoulos, ex-diplomatico ed ex-sindaco di Atene, a voler dettare al futuro governo italiano, l’agenda sul tema degli immigrati: «Non credo che la politica italiana sull’immigrazione possa cambiare – aveva obiettato Avramopoulos ai giornalisti che ipotizzavano un cambio di rotta del prossimo governo italiano in tema di immigrazione – L’Italia è uno dei Paesi europei più importanti e la sua politica non credo che cambierà. Contiamo molto sul contributo italiano e sul suo sostegno alla nostra strategia comune sulla immigrazione».

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Sul dopo-elezioni Salvini chiarisce per l’ennesima volta: «Mai nella vita governerò con Renzi. Spero di avere l’onore di guidare il mio Paese stando al nostro programma, senza annacquarlo e senza inciuci». In cima alla sua agenda c’è sicuramente la riforma del fisco che ha come obiettivo abbassare le tasse al 15%. Niente larghe intese, dunque. il segretario della Lega si dichiara non disponibile a scendere a compromessi. Né a Roma né a Bruxelles. E l’euro? «Era e rimane una moneta sbagliata, ma non c’è la possibilità di un’uscita solitaria dell’Italia».

«Ignoreremo il tetto del 3 per cento. Se serve alla nostra gente, non avremo dubbi». Matteo Salvini a Strasburgo, in conferenza stampa, mette subito i paletti. Quel tetto – come sostenuto in campagna elettorale da tutto il centrodestra – non può essere la corda al collo degli italiani. Gli accordi in sede europea vanno modificati. Il rapporto debito-Pil, la moneta unica, «non si può andare avanti ignorando i bisogni dei cittadini, il loro disagio, le loro sofferenze». Salvini rimarca: «Quelle regole europee scritte a tavolino le rispetteremo se fanno stare meglio gli italiani. Ma se in nome di quei vincoli dobbiamo licenziare, chiudere o precarizzare, allora non le rispetteremo». Se, per esempio, a causa del tetto del 3% occorresse aumentare accise, tasse e Iva, allora «è giusto sforarlo e andare a Bruxelles per ricontrattare».




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