Steve Bannon: “Ci chiamino pure razzisti. La storia è dalla nostra parte”

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Vi chiamino pure razzisti e xenofobi: è un distintivo d’onore. La storia è dalla nostra parte. Ogni giorno noi diventiamo più forti e loro diventano più deboli“. Steve Bannon, ex stratega della Casa Bianca e ideologo dell’alt-right americana, sale sul palco del congresso del Front National di Marine Le Pen, a Lille, e arringa la platea.

Bannon è arrivato in Europa e ha fatto tappa anche in Italia per il voto del 4 marzo. E’ sbarcato nel Vecchio Continente “come un osservatore e per imparare. E quello che ho imparato -dice- è che voi siete parte di un movimento mondiale che è più grande della Francia, più grande dell’Italia, più grande dell’Ungheria e più grande di tutto. L’onda della storia è con noi e ci condurrà di vittoria in vittoria”.

Il successo di M5S e Lega dimostra che le politiche contro le elite di Roma e di Bruxelles garantiscono risultati. “La politica attuale non si riassume più nella contrapposizione destra-sinistra. Lo abbiamo visto in Italia, con la Lega e il M5S che contestano la politica delle elite di Roma e di Bruxelles”, dice.

“Vi chiamano razzisti, omofobi, misogini, xenofobi… Vi chiamano così perché non sanno rispondere alle domande fondamentali che ponete davanti a loro. Lottate per la libertà e vi chiamano xenofobi, lottate per il vostro paese e vi chiamano razzisti”, aggiunge Bannon, passeggiando sul palco con il consueto look informale.

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“Marine Le Pen lo ha spiegato: non è più destra contro sinistra, è una semplificazione. E’ il modo in cui establishment e media ci hanno tenuti lontani dal potere”, dice Bannon. Le Pen “ha descritto la situazione in maniera perfetta: consideratoelo stato-nazione come un ostacolo da superare o come un gioiello da lucidare e trattare con cura?”, chiede tra gli applausi.

Bannon si sofferma anche sulla ricetta vincente di Trump. “Si è concentrato su 3 cose: fermare l’immigrazione illegale e limitare quella legale, riportare in America le industrie statunitensi, uscire dalle inutili guerre in Iraq e Afghanistan”, spiega. Alla fine, si congeda con un saluto ‘double face’ in inglese e francese: “Dio benedica l’America, viva la Francia”.




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