PAMELA, SUL CORPO TROVATO IL DNA DEL PROFUGO OSEGHALE

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Il Dna di Innocent Oseghale è stato trovato sul corpo di Pamela Mastropietro. Questo chiude il cerchio. Trovato, nonostante chi si è accanito sul corpo della ragazzina l’abbia sottoposta poi a un lavaggio meticoloso: i tagli e le mutilazioni fatte al corpo, a quanto sembra, sarebbero legate proprio alla necessità di immergere ogni parte nella candeggina. Questo secondo gli inquirenti, ma non ci toglie il dubbio del rito africano.

Ma malgrado questo trattamento ‘africano’, crudele e inumano, sono state trovate due tracce di materiale biologico su di lei. Da quelle tracce sono stati poi estratti due dna diversi: uno coincide con quello del tassista che avrebbe passato parte del pomeriggio del 29 con lei e invece di aiutarla si è approfittato, e l’altro alla bestia nera, Oseghale.

E allora non ci sono più dubbi: il nigeriano, che aveva sostenuto di averla accompagnata a casa, averla vista sentirsi male per l’eroina ed essere fuggito, ha mentito. Come era ovvio.
Ma le indagini non sono chiuse. Campioni di dna continuano a essere prelevati ad altri profughi.

Martedì pomeriggio, intanto, i carabinieri torneranno in via Spalato, per misurare con precisione le mattonelle dell’appartamento in cui abitava Oseghale. La procura ha nominato anche un geometra per questo accertamento, segno che serve una misurazione particolarmente precisa. Lo scopo di questo controllo non si conosce. Si sa però che nel telefono di Awelima è stata trovata una foto datata al 22 gennaio. Si tratta di una immagine ritenuta significativa, perché l’oggetto era un etto circa di una sostanza ritenuta eroina dal tossicologo forense Rino Froldi, in una stanza con mattonelle simili a quella della casa in via Spalato. Questo potrebbe volere dire che non è vero che Awelima Lucky non ha mai messo piede nella mansarda, come ha sempre detto lui.

Non sarebbe neanche vero che Oseghale non spacciasse eroina, tanto che quando Pamela gliela aveva chiesta, si era dovuto rivolgere al connazionale Lucky Desmond per rimediargliela.

Da quella foto, il procuratore capo Giovanni Giorgio e il sostituto Stefania Ciccioli – che coordinano le indagini – potrebbero desumere che i due si conoscevano e spacciavano insieme: su questo Awelima e Oseghale saranno interrogati la settimana prossima dagli inquirenti.

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Intanto, neppure ieri il tribunale del riesame di Ancona ha fatto sapere nulla sulla richiesta di scarcerazione avanzata dagli avvocati Gianfranco Borgani e Giuseppe Lupi per Desmond e Awelima. Il fatto che i giudici non abbiamo avuto urgenza di fare conoscere la decisione, potrebbe fare immaginare che il ricorso sia stato respinto, ma per averne la certezza bisognerà attendere almeno fino a domani. Sia l’avvocato Borgani che anche gli avvocati Simone Matraxia e Umberto Gramenzi – gli ultimi due assistono Oseghale – si stanno muovendo anche con dei periti. Paghiamo noi. Sono profughi.




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