Ai profughi non piace Premium: «Vogliamo vedere le partite di calcio con Sky»

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Venti giorni dopo la rivolta dei sedicenti profughi di Roncolevà, inscenata davanti ai cancelli della struttura dove dallo scorso luglio alloggiano, dalla relazione delle Forze dell’ordine si è scoperto che le ragioni non erano unicamente riconducibili all’antipatia per la coordinatrice della cooperativa Versoprobo – tale Anastasia – o per il cibo non di loro gradimento («basta pasta, vogliamo il pesce», era stato il loro grido di battaglia).

Gli immigrati ospiti del Cas (Centro di accoglienza straordinario) di Roncolevà, nella villetta a due piani situata sulla provinciale per Mantova, evidentemente avevano un debole particolare per Ilaria D’Amico, la conduttrice della pay tv satellitare. In realtà Vox lo aveva subito denunciato, ma una ulteriore conferma è sempre bene aggiungerla.

Profughi manifestano: «Vogliamo Sky e piatti di pesce»

«Vogliamo vedere le partite di calcio con Sky» era stata la strampalata e francamente irrispettosa richiesta del nutrito e variegato gruppo di africani. Alcuni si erano spinta ancora più in là, chiedendo «un appartamento singolo vicino a Verona». Chiamali stupidi.
Per impedire l’accesso a una operatrice che nel frattempo era arrivata per prestare servizio, gli africani avevano bloccato dall’interno il cancello con un dondolo da giardino e dei carrelli, oltre ad aver manomesso il contatore dell’energia elettrica impedendo così l’apertura automatica del cancello. Scene di ordinaria follia quotidiana che stanno diventando, purtroppo, la triste routine nella nostra sgangherata società.

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Intanto è venuto a galla quello che era un po’ il segreto di Pulcinella, e cioè che molti dei profughi ospitati a Roncolevà non avrebbero nemmeno il diritto allo status di rifugiato. Arrivano infatti da svariati Paesi, tra cui Mali, Guinea, Costa d’Avorio, Gambia, Ghana, Nigeria, Camerun e persino dal Burkina Faso. E partendo dall’assunto innegabile che soltanto il 5 per cento dei 600 mila immigrati presenti in Italia ha diritto allo status di rifugiato, ossia è titolare di protezione internazionale o sussidiaria, si arriva all’elementare conclusione che tutti gli altri sarebbero qui per cercare fortuna nel nostro Paese, per la gioia di cooperative sociali e Ong.




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