Anziana svenuta per fame: «Vivo al freddo e senza acqua calda»

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Marilena parla, con un filo di voce e con una mascherina davanti alla bocca per proteggersi dal freddo, bisognerebbe guardarle le mani. Quelle rughe, e quella pelle segnata pesantemente dal gelo, raccontano moltissimo sulla situazione in cui vive questa donna.

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«Non chiedo grandi aiuti. Mi basterebbe avere il riscaldamento e l’acqua calda» dice lei, tremante, sulla porta di casa. Ha settantacinque anni la pensionata padovana che dopo una vita passata a lavorare come contabile in una azienda di famiglia, mercoledì mattina è collassata tra gli scaffali del supermercato Alìper, nel quartiere Arcella, mentre faceva la spesa. «Vado avanti mangiando cibo freddo in scatola, ho fame ma non ho soldi. E non ho più forze», ha raccontato al medico che l’ha rianimata.

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«Ho una pensione di circa 700 euro al mese, ma la metà di questi soldi la spendo in farmaci perché da molti anni convivo con seri problemi di salute. Per il resto cerco di arrabattarmi: pago l’Enel, pago la tassa dei rifiuti, ma posso permettermi ben poco altro. Non riesco a pagarmi per esempio l’acqua calda in tutta la casa, ho solo un bollitore in bagno. E nemmeno il gas ai fornelli».

E c’è chi prende meno di 700 euro. Intanto, questo governo spende oltre 1.000 euro al mese per ogni sedicente profugo. E loro non devono pagare le bollette. Tutto è già pagato.




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