Nigeriano assolto: “Prendere a pugni e sputare ad agenti è reato di tenue entità”

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C’è tutta la putrescenza dello Stato nella sentenza e nella motivazione dei giudici della Corte d’Appello di Torino che hanno assolto tal Osazee Osayande, 38 anni.

Il 20 dicembre 2010 due agenti di polizia municipale fermano il nigeriano, perché c’è sempre un nigeriano, mentre molesta i passanti con la richiesta di soldi, in ossequio all’ordinanza contro l’accattonaggio molesto.

Osazee Osayande non sa una parola d’italiano e non capisce che i due agenti gli stanno chiedendo i documenti di identità e il permesso di soggiorno. Provano a rivolgersi a lui in lingua inglese e lui, a quel punto, sembra capire. Risponde che i documenti non li ha con sé, li ha lasciati a casa per paura che gli venissero rubati. Gli agenti lo portano al comando, per l’identificazione e verificare i dati che Osazee ha fornito.

I dati corrispondono, il giovane risulta regolare, con un permesso in scadenza nel 2011. Ma il nigeriano, perché c’è sempre un nigeriano, si innervosisce per la perdita di tempo: lui deve pagarci le pensioni chiedendo l’elemosina. Così chiede di essere accompagnato in bagno e approfitta del trasferimento da una stanza all’altra per tentare la fuga. Uno dei due agenti lo blocca e finisce a terra, l’altro arriva in suo soccorso e si prende uno sputo in faccia.

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Osazee viene denunciato per mancata esibizione dei documenti e resistenza a pubblico ufficiale. Nel 2015 si arriva al processo, davanti al tribunale di Alessandria, dove l’imputato non si presenterà mai. Ad assumere la sua difesa, a spese dei contribuenti, è l’avvocato Giuseppe Cormaio. In primo grado il giudice lo condanna alla pena di 6 mesi e 5 giorni e al pagamento delle spese processuali. Ma per l’avvocato di difesa si tratta di una pena eccessiva e presenta ricorso in Appello: e si capisce il perché, lo capite anche voi, vero?

A Torino, a fine gennaio la Corte composta dai giudici Alessandro Prunas Tola, presidente, Enrico Cevarone, consigliere, e Roberto Rivello, consigliere estensore, riprende in mano il fascicolo, con la richiesta dell’avvocato difensore Cormaio di applicare l’articolo 131 bis c.p per la “particolare tenuità del fatto”.
Significa che “non è grave” prendere a pugni e sputare in faccia a due agenti di polizia perché, secondo loro, “non comprendendo a pieno cosa stava accadendo, ha reagito in modo violento. Se ci fosse stata una diversa possibilità di comunicazione al momento della richiesta dei documenti – dice l’avvocato – probabilmente non si sarebbe arrivati in tribunale”.
Nel frattempo di Osazee Osayande si sono perse le tracce.

Questo non solo non si presenta in tribunale. Ma un avvocato fa ricorso per lui, perché almeno i contribuenti continuano a pagarlo, e vince anche. Perché dei magistrati ritengono che prendere a pugni e sputare in faccia a degli agenti è “un fatto di tenue entità”.




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