Non ci sono immigrati, città non può essere capitale europea della cultura

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Le selezioni hanno luogo in questi giorni, e la delegazione della città ungherese di Székesfehérvár ha presentato, come tutte le altre, un suo video intitolato “Tele Élettel”. Nel video si vedono bambini che giocano, delle chiese, un prete che sorride soddisfatto della gioia serena dei propri concittadini mentre passano in rassegna gli scorci più belli della città:

Non è piaciuto alla giuria degli euroburocrati. Uno degli esperti dell’Unione Europea ha dichiarato con stupore:

Questo è il film di propaganda dell’Europa bianca e cristiana, tutti sono bianchi, felici, ballano per le strade“.

La colpa è, insomma, il suo essere una città idilliaca. Come le città italiane prima degli anni duemila e della Grande Invasione.

La Ue sta all’Europa come il cappio sta all’impiccato. Li contraddistingue l’odio per ciò che siamo. Quindi ciò che siamo deve perire. In silenzio. Odiano la felicità dei popoli europei, per questo importano masse afroislamiche, perché il loro sadismo vuole che gli europei soffrano.

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Durante le fasi di valutazione, un commissario belga della giuria ha sollevato questioni sull’aspetto “identitario della candidatura di Székesfehérvár, fondata sulla cultura greco-romana e giudaico-cristiana”. Le motivazioni dell’esclusione hanno indotto quindi il sindaco a protestare con la stampa e a rilasciare una dichiarazione denunciando il carattere discriminatorio delle decisioni prese dalla giuria scelta da Bruxelles.




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