Ricorsi finti profughi intasano i tribunali, e voi pagate avvocati

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Dovevano servire a smaltire i ricorsi dei migranti che intasano le aule giudiziarie e a ridurre i tempi delle decisioni dei tribunali. Portandoli da 361 giorni, con punte di 500, a quattro mesi. Ma da quando sono state istituite, il 17 agosto 2017, le sezioni specializzate in Immigrazione introdotte dalla riforma Minniti sono sommerse dall’arretrato. Da Trieste a Catania, Milano, Firenze, Bologna. Il grido d’allarme arriva dagli stessi magistrati: organici insufficienti e una montagna di fascicoli che continua a crescere.

Tanto che le inaugurazioni dell’anno giudiziario sono servite ai procuratori per lanciare l’allarme: i richiedenti asilo che fanno ricorso al diniego dell’Asilo a spese dei contribuenti, intasando i tribunali.

Eppure basterebbe istituire un registro di Paesi i cui cittadini non possono ottenere asilo, perché ritenuti sicuri. Eviteremmo così la bizzarra situazione di senegalesi, nigeriani, pakistani, bengalesi e ghanesi che vengono qui e vivono anni in hotel tra richieste e ricorsi.

Solo nel tribunale di Firenze pendono 5.440 ricorsi e la sezione creata ad hoc sta ancora esaminando fascicoli del 2015.

Altro che i 4 mesi fissati da Minniti per ogni procedura: «Quel termine di si è moltiplicato per 150», denuncia il presidente del tribunale.

Stesse criticità a Venezia, dove, ha spiegato la presidente della corte d’Appello Ines Luisa Marini, «sono stati presentati 7mila ricorsi, che hanno un costo medio di 1.200 euro. Anche questi sono i costi dell’accoglienza».

Al Tribunale di Trieste l’anno scorso sono stati instaurati 1.346 procedimenti. Oliviero Drigani, presidente della Corte d’Appello, nella sua relazione di inizio anno ha certificato le lacune del decreto Minniti, a partire da uno dei suoi punti cardine, quello che prevede la videoregistrazione dell’audizione del richiedente asilo. Anche questo, infatti, è rimasto lettera morta «perché il ministero dell’Interno ha ancora in corso la gara per la fornitura delle telecamere e dei sistemi di trascrizione automatica alle commissioni territoriali». Ecco perché anche qui il traguardo dei 4 mesi «diventa sostanzialmente inattuabile, per l’assenza della strumentazione tecnica». Stesso cahier de doleances in Sardegna, una delle zone di maggior afflusso di migranti: la presidente della corte d’Appello di Cagliari Gemma Cucca, avverte che «le sezioni specializzate stanno già prospettando la difficoltà di rispettare il termine stabilito. La riforma è attuata senza alcuna risorsa aggiuntiva». A Milano, per affrontare una media di 4mila ricorsi all’anno, la nuova sezione, che al suo avvio si è ritrovata con 3.389 procedimenti pendenti, «ha richiesto un assorbimento rilevante di risorse sottratte ad altri settori della giurisdizione civile».A Torino, il presidente della Corte d’Appello Edoardo Barelli Innocenti smonta le «rosee previsioni del governo»: nonostante la riforma abbia abolito la possibilità per il migrante di fare appello in secondo grado, i procedimenti vecchi «continueranno almeno fino a tutto il 2020, ben oltre le rosee previsioni del ministero della Giustizia che prevedeva l’esaurimento entro il 2018!». Così, i migranti continuano ad aspettare. Ciascuno di loro costa allo Stato 19mila euro per 18 mesi di permanenza.

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Ah, ovviamente, i ricorsi dei profughi li pagate voi:

Tassano gli italiani per pagare gli avvocati ai profughi

E’ così che gli Oseghale riescono a rimanere in Italia anni. A gozzovigliare in hotel. A riprodursi con zitelle senza speranza. E a fare a pezzi povere ragazzine.




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