Povia: “Non paragonate emigrati italiani con i clandestini”

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A Taglio di Po, nel polesine, si è tenuto il convegno-concerto organizzato da Layla Marangoni, capogruppo dell’opposizione in consiglio comunale, con i candidati alle politiche per parlare del prossimo arrivo dei richiedenti asilo. Ospite d’eccezione Povia.

Tra un’esibizione e l’altra, il cantautore, che si dichiara apartitico, con il supporto di diapositive, ha spiegato “l’enorme differenza tra l’emigrato italiano che, dopo un viaggio su navi regolari, veniva sottoposto a controlli scrupolosi da parte delle autorità americane, e l’immigrato di oggi, che invece, sceso dai barconi a cui le nostre forze dell’ordine non hanno accesso, entra liberamente nel nostro Paese e alimenta il business delle cooperative d’accoglienza”.

Layla Marangoni ha introdotto gli interventi dei candidati di Fratelli d’Italia Bartolomeo Amidei, e di Forza Italia Marco Marin, quindi ha presentato Tommaso Zarbinati della Lega e uno dei rappresentanti del nuovo movimento autonomista Grande Nord, Daniele Magotti, specificando le intenzioni dell’evento: “Questo incontro è un atto doveroso nei confronti dei nostri cittadini preoccupati dall’arrivo imminente dei profughi di cui si parla dallo scorso luglio. Il primo cittadino, che con i suoi dell’amministrazione non ha accolto l’invito a questo evento, si è chiuso in un silenzio che ha coinvolto anche noi della minoranza, venuti a conoscenza dalla stampa dell’emissione del bando di accoglienza. Non è stato dato seguito neppure al suggerimento di organizzare un consiglio comunale aperto per parlare della situazione ai cittadini”.

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Nel corso dei loro interventi i candidati alle politiche hanno espresso la loro opinione in merito alla “drammatica e complessa questione immigrati” e ciò che ne è emerso è la preoccupazione che il fenomeno possa dilatarsi al punto “di vedere le nostre città trasformate in parcheggi di disperazione”, come affermato da Marin, e di “essere culturalmente discriminati a casa nostra”, come sostenuto da Amidei, da parte di chi “arriva nel nostro Paese con abiti firmati e il cellulare, per avere un trattamento all inclusive e il wi fi in hotel”, come dichiarato da Zerbinati. Una situazione che secondo Margotti è stata “creata dalla sinistra”, che è stata “spalleggiata dalla Chiesa, nell’aprire le porte agli sbarchi”.

“Si tratta di una questione apolitica e, se non si collabora, sarà Taglio di Po a pagarne le conseguenze – ha proseguito la Marangoni – Non siamo razzisti, ma crediamo siano necessari controlli per garantire la sicurezza dei cittadini. Il sindaco deve capire che Taglio di Po siamo tutti noi, lui è la maggioranza per soli 200 voti”.

Renato Pregnolato, ex Pd e consigliere di minoranza, è intervenuto per specificare che “gli immigrati arriveranno di sicuro e non saranno solo 60”. “Ciò che finora ha congelato la situazione – ha detto – è il contenzioso in corso tra il proprietario e il gestore dell’hotel Mancin. Non siamo ‘fomentatori di odio’, ma crediamo che il loro arrivo rischi di stravolgere un paese in cui non c’è lavoro. Vorremmo che i 50 sindaci del Polesine si unissero per chiedere alla prefettura che l’accoglienza venga diluita, invece il sindaco resta chiuso nel suo Municipio e non parla con i cittadini”.




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