“Mi hanno massacrata, io difendevo mia figlia”

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«Ho sentito il cane abbaiare ed ero certa che ci fosse un capriolo, quindi volevo richiamare il mio cucciolone Zeus perché rientrasse in casa. Ho aperto la porta e invece mi è piombato addosso un uomo». Una bestia.

Veronica un collare, il viso ancora insanguinato e la bocca tumefatta e tagliata per le botte subite. Chianciano si è svegliata sotto choc dopo la rapina che ha coinvolto la giovane mamma e le sua piccina. Entrambe hanno ancora il terrore negli occhi dopo essere state vittime di tanta violenza. Cinque mesi fa questa famiglia ha scelto di prendere un agriturismo in gestione, inseguendo il sogno di vivere in Toscana. Adesso il dubbio è se continuare a stare qui o lasciare tutto ed andare via.

«E’ nata subito una colluttazione perché ero terrorizzata – racconta la donna –. Temevo che arrivassero in camera da mia figlia. E’ comparso subito con un balzo un secondo uomo, molto più violento del primo che ha iniziato a picchiarmi. Fra di loro parlavano rumeno. Ho subito sentito le grida della mia bimba, ma più cercavo di difendermi e impedire loro di arrivare da mia figlia, più mi picchiavano con violenza. Quando il nostro cucciolone Zeus ha iniziato a saltare addosso a queste persone che non conosceva, i due uomini hanno iniziato a prenderlo a calci e pugni. Intanto mia figlia era sul letto terrorizzata. Ho detto subito ai due malviventi dove trovare i soldi e i gioielli perché ho pensato che così ci avrebbero lasciato andare e che saremmo state salve, invece ci hanno chiuso a chiave in bagno mentre mia figlia continuava a piangeva».

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«Ho incominciato a raccontarle una storia, inventandomi che era carnevale e che i due sconosciuti avevano una sciarpa sul volto perché era una maschera. Il mio cellulare fortunatamente si trovava proprio in bagno, dove lo avevo lasciato in ricarica. Ho atteso: volevo essere sicura che i due rapinatori fossero andati via e quindi ho dato l’allarme. La bambina mi toccava il viso pieno di sangue e urlava e io la pregavo di stare zitta perché tutte le volte che la bambina urlava uno dei due tornava a picchiarmi, colpendomi con un anello sporgente e facendomi sanguinare. Sono stati i carabinieri a farci uscire dal bagno e liberarci».

«Stavolta non erano armati ma se la prossima volta avessero armi? Siamo sotto choc: io non so più come trovare il coraggio di uscire di casa per andare a lavorare nella nostra azienda agricola. Mia moglie ha difeso la famiglia». I due malviventi hanno anche rubato la fede che Veronica portava all’anulare sinistro ferendola sul palmo della mano.

Sono qui per pagarci le pensioni.




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