“Ha stato Putin”, secondo la Stampa Vladimir ha condizionato referendum italiano

Condividi!

I media di distrazione di massa odiano i social network, perché hanno di fatto permesso ai media indipendenti di detronizzarli dal loro ruolo di megafono del potere. Per questo tentano di distorcere la realtà, denigrando la più ampia apertura di libertà degli ultimi secoli a ‘fabbrica di fake news’.

Per carità, esistono bufale su internet, ma sono estremamente meno dannose di quelle che da decenni e ancora oggi inventano i media cosiddetti ufficiali.

Prendete il bizzarro articolo della Stampa, l’ultimo della serie ‘HA STATO PUTIN’:

La troll factory di San Pietroburgo spingeva e ritwittava anche, attraverso profili finto-americani, tweet in italiano, di account «italiani»: tutti anti-migranti, anti-casta, anti-Renzi. Una scoperta che illustra un altro tassello delle operazioni di attori russi in Occidente.

Nel giorno di San Valentino, il 14 febbraio appena trascorso, Twitter ha cancellato improvvisamente più di 200 mila tweet che l’azienda – come anche le indagini federali americane, del procuratore speciale Mueller e del Congresso – ritiene con certezza legati ad attività della troll factory di San Pietroburgo, la Internet Research Agency (l’agenzia messa su dall’ex cuoco di Putin; verso tredici dei suoi affiliati ieri è stata formalizzata l’accusa federale americana di frode). Purtroppo, cancellando messaggi, Twitter di fatto rende ancora più difficile a osservatori e informatici analizzarne contenuti ed eventuali network. «Quello che fa Twitter è cancellare la storia, in una maniera quasi orwelliana», ha detto David Carroll, professore di media design, uno dei massimi esperti di dati al mondo. Ma c’è un ma, che ci porta dritti a un chiaro collegamento fattuale – che conferma quanto La Stampa scrisse nell’ottobre 2016 – tra la troll factory russa e azioni nei social in lingua italiana. Proviamo a spiegare come.

Il network americano Nbcnews ha potuto scaricare questo primo, parziale elenco di tweet cancellati, mettendolo a disposizione degli analisti. Chi si è preso la briga di leggere 230 mila tweet, ha scoperto cose interessanti anche per l’Italia. Il set di dati è molto piccolo, non ci aiuta a quantificare l’entità del fenomeno, ma è il primo che Twitter collega con certezza alle inchieste federali (dopo aver quest’autunno fornito a Mueller un elenco di 2752 account della troll factory). Bene: i quattro quinti di questi tweet riguardano azioni a favore della campagna di Donald Trump, soprattutto nel 2016. Gli altri temi che questi account russi incendiano negli Stati Uniti sono xenofobia, attacchi sessisti a Hillary Clinton, disinformation pesante contro i musulmani, cospirazionismo, suprematismo bianco. Si spacciano ovviamente per americani. La sorpresa è però il resto dei tweet di questo pacchetto: riguarda la Brexit, ma spunta anche l’Italia.

Alcuni tweet hanno a oggetto la campagna elettorale per il referendum in Italia nel 2016, o i mesi immediatamente successivi. Puntano a fomentare sentimenti anti-migranti. Xenofobia. Ritwittano, inserendoli nel network della troll factory russa, alcuni account «italiani», legati a tre mondi: mondo pro M5S, mondo leghista, mondo della destra. Proviamo a fare qualche esempio di tweet, e hashtag, che sono stati spinti da account russi secondo questo dataset Nbc compreso nell’inchiesta Mueller. L’account «finto americano», in realtà russo, @patriotblake (oggi sospeso da Twitter) il 10 marzo 2017 ritwitta un profilo «italiano» (@Penelopy2000), che naturalmente potrebbe essere non consapevole, di essere spinto dai russi. Il tweet italiano recita: «Se a decidere fossero gli italiani Lotti sarebbe già a casa». L’account fin dalla schermata e dal logo della biografia mostra di sostenere il M5S e Luigi Di Maio premier, e odiare la Boschi. Il network dei suoi retweet è eloquentemente grillino.

Il 9 dicembre 2016 l’account finto-americano, in realtà russo, WesternWindWes, incrementa questo tweet di @TizioGiusto: «Basta con gli africani clandestini e islamici, proteggere gli italiani». Nella catena sono taggati altri account in italiano, @donninimario, @faticoniPiero @lilysei, @leonemaschio: tutti possono esserne ignari, tutti fortemente antirenziani. Il 31 dicembre 2016 l’account troll russo, finto-americano, @LazyKStafford (ovviamente sospeso) si mette a ritwittare uno scambio tra @marcymerc e @elena07617349: «Renzi ha potuto fare, indisturbato, di tutto e di più, danni a ripetizione».

Altro esempio: l’account russo (finto-americano) @jeanneMccarthy0 ritwitta l’account italiano @danilosantini65, apparentemente molto di destra, che scrive: «Governo, non era facile trovare uno più rincoglionito di Renzi. L’emozione tradisce Gentiloni, che dopo il discorso…». O ancora: l’account russo dorothiebell ritwitta tale @rodolfo80838139 e altri (@italians4trump, @donninimario, @andfranchini). Altri esempi: account russi ritwittano anche @piovegogernoladro, @andfranchini, @peppelogiudice1. Sono tutti account o anti casta, o pro M5S o di destra. Nella sfera non ufficiale, attori russi usano e sposano attori italiani per seminare discordia, e minare i governi democratici.

Chi viene spinto da questi network della troll factory russa può certo non esserne al corrente; ma entra in dei cluster che fanno apparire il suo messaggio estremamente più potente e virale di quello che sarebbe altrimenti. Ben Popken, analista di Nbc con cui abbiamo riscontrato tutti questi dati (che, ripetiamolo, stanno nelle indagini Usa) conviene circa la loro «assoluta rilevanza» per lo scenario italiano. È preoccupante, a poche settimane dal voto del 4 marzo, vedere che i troll russi non si dedicavano solo a Trump ma – sia pure in misura molto minore – a spingere hashtag come #Consip, #tizianorenzi, #referendum, #iovotono.

VERIFICA LA NOTIZIA

Una caccia alle streghe senza streghe. La sola idea che un fenomeno come i social possa essere dirottato da ‘trolls di governo’ è demenziale. Parliamo di milioni di account facebook e twitter solo in Italia, l’incidenza di una campagna organizzata, anche fosse reale, sarebbe inferiore a quelle fatte dai partiti a pagamento e dai media di distrazione di massa.

La verità è che perso il monopolio, media e regime – che poi sono la stessa cosa – esigono la censura delle voci indipendenti. Imponendo una pulizia etnica dei social che ha, in queste settimane, preso di mira pagine ed account solo di individui e media non di sinistra.

Perché sia chiaro: solo ‘loro’ possono condizionare il voto. Nessuno trova qualcosa di strano se De Benedetti controlla di fatto la maggioranza dei giornali italiani, ma è invece ‘condizionante’ se Vox ha più pagine facebook. Questa è censura. Ma perderanno lo stesso. Il 4 marzo e dopo. Anzi, vi diremo di più: culturalmente abbiamo già vinto, perché sono costretti a produrre bizzarre teorie cospirative per dare un tono alla loro voglia di censura.




Lascia un commento