Profugo arrestato 4 volte in 20 giorni: non può essere espulso

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Alì Suleyman, nigeriano di 28 anni. Richiedente asilo. Nel giro di sole tre settimane è stato arrestato quattro volte:

  • Il 9 gennaio per resistenza, minaccia e lesioni a pubblico ufficiale dopo una rissa in piazza San Francesco con altri stranieri.
  • Il 17 gennaio viene arrestato dalla polizia per spaccio di droga nel Giardino degli Osservanti, a due passi da mamme e bambini del parco giochi e dagli studenti delle scuole.
  • Il 22 gennaio di nuovo arrestato dai poliziotti per spaccio nello stesso parco pubblico.
  • Il 30 gennaio tocca ai carabinieri (feriti entrambi con lesioni guaribili in 8 giorni) ammanettarlo nel medesimo parco, per porto d’arma da taglio, resistenza e lesioni a pubblico ufficiale: «Lasciatemi stare, che dopo il coltello prendo la pistola e vi sparo!».

In mezzo a questi quattro arresti ravvicinati che l’hanno visto entrare  ma subito uscire dal carcere di «San Giorgio», Alì Suleyman il 22 gennaio ha rimediato in tribunale anche una prima condanna a 1 anno e 6 mesi di reclusione per spaccio, tornando subito in libertà.

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Dopo il quarto arresto, il giudice (il terzo magistrato ad occuparsi di lui in venti giorni) l’aveva trattenuto in carcere. Un ambiente dove Alì Suleyman si era già fatto notare il 17 gennaio, finendo per essere picchiato da altri detenuti, dopo la prima notte in cella, tanto da dover ricorrere alle cure in ospedale. Il processo era stato rinviato a pochi giorni fa, quando l’avvocato difensore d’ufficio, Cinzia Barbetti, si era vista respingere dal giudice la proposta di patteggiamento a 2 anni di reclusione con pena sospesa, che aveva già il placet del pm. Uno stop che ha evitato la nuova scarcerazione del nigeriano, senza fissa dimora (sostiene di dormire alla Caritas in via dei Fossi), la cui richiesta d’asilo è peraltro scaduta senza esito. Espulsione? Non se ne parla.

Martedì prossimo l’avvocato tornerà alla carica davanti a un altro giudice per una nuova proposta di patteggiamento. In mezzo a questo vai e vieni, tra arresti e scarcerazioni, si scopre che per la giustizia il giovane è persino incensurato, dato che ancora non compare traccia della condanna inflittagli lo scorso 22 gennaio. Insomma, Alì Suleyman sembra quasi troppo veloce nel commettere reati. E la legge troppo lenta nel punirlo.




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