Prof anti-ius soli annienta Repubblica: “Vi meritate tracollo vendite”



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Un professore del liceo D’Oria scrive una lunga lettera a Repubblica per contestarnee duramente gli articoli ridicolizzando le accuse alla scuola di essere classista e razzista.

Di seguito la lettera del professor Del Ponte:

“Molto rumore e scandalo ha suscitato l’articolo uscito l’8 febbraio su “Repubblica”, per la firma di Corrado Zunino, sul presunto classismo e razzismo espresso nel loro Rapporto di Valutazione (RAV) da alcuni dei “licei più prestigiosi e selettivi” del Paese, tra cui il genovese “D’Oria” e il romano “Visconti”. La sua lettura ha prodotto in me innanzitutto un senso di disagio e di tristezza. Tristezza per lo scandalismo di piccolo cabotaggio nel quale sta sprofondando quello che un tempo si autonominava orgogliosamente “Quarto Potere”; disagio per l’incapacità proprio filologica di saper leggere e interpretare correttamente dei documenti, quali sono i RAV, per di più trascegliendo con malizia i passi più “utili” alla propria tesi precostituita, ignorandone altri. Un quotidiano importante come “Repubblica” meriterebbe di meglio, anche per invertire il tracollo delle vendite che nell’ultimo anno l’ha portata a perdere quasi 30.000 copie al giorno (fonte ADS: Accertamenti Diffusione Stampa). Il cattivo giornalismo non paga. Ed è cattivo quando, invece di perseguire la verità dei fatti, li deforma, li plasma, li amplifica e li lancia contro i “nemici” come fossero missili. Ma il Quarto Potere non va esercitato sentendosi degli emuli in sedicesimo di Kim Jong Un. Noi lo spieghiamo bene, già in III Liceo classico, parlando di Erodoto, il Padre della Storia: i fatti e le fonti vanno esaminati, ponderati, se possibile visti con i propri occhi, e infine esposti così come sono, senza sovrastrutture ideologiche o di parte. E’ l’ABC di una comunicazione seria. Lo spieghiamo a tutti: ricchi e poveri, europei o di altra etnia, cristiani o di altre religioni, figli di notai o di fruttivendoli, alunni con bisogni educativi speciali oppure no. Perché tutti ci sono, in un Liceo classico statale, senza le discriminazioni o i distinguo “classisti” che – con terminologia davvero obsoleta – l’articolista ha creduto di scorgere in brevi testi destinati non a farsi pubblicità da parte delle scuole, ma a illustrare, come voluto dal Ministero, dei dati oggettivi, tra cui la componente sociale prevalente. La realtà è quella che si respira ogni giorno nelle classi e nei corridoi del Liceo: serena, all’insegna di una cultura che libera le menti e le educa a comprendere il mondo con strumenti critici affilati, al di fuori dei luoghi comuni: senza pregiudizi, senza toni saccenti. Il Liceo classico è come un grande albero che offre la sua ombra a tutti quelli che lo cercano per istruirsi nelle Lettere antiche e moderne, nelle matematiche, nelle lingue, nelle filosofie, nell’arte. Non tutti lo cercano, giudicando magari troppo teorica e poco pratica la sua offerta formativa: in Italia 7 ragazzi su 100 (dato in crescita: e comunque al “D’Oria” un balzo in avanti del 30% nelle nuove iscrizioni). Ha un senso criminalizzare la componente sociale prevalente di questa minoranza, stigmatizzandone, con un lessico vetero-marxista, l’origine borghese? E’ prova di responsabilità attaccare a testa bassa il Liceo classico, legittimo orgoglio dell’Istruzione italiana? Forse uno stimolo all’analisi può venire da un’illuminante pensiero di Gianni Puglisi nel recente saggio Il tempo della crisi (Sellerio 2015): “Il nuovo razzismo, che sempre più attraversa le nostre strade e le nostre culture, spesso le nostre anime, nasconde ragioni di natura economica, che acquistano colori e connotazioni diverse un po’ per comodità dei gestori dei poteri, un po’ per semplificazione del “quarto potere”, il sistema dell’informazione, sempre più asservito alle lobbies del potere finanziario e politico”.

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Andrea Del Ponte

La replica di Repubblica è da zitella inacidita. Un articolo in cui si attacca il prof sul personale, per le sue idee non politicamente corrette.

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