Profughi rubano e picchiano, magistrato annulla espulsione: “Tornino in hotel”

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Due cosiddetti profughi hanno ottenuto dal Tar della Liguria la revoca del provvedimento che annullava il loro permesso di soggiorno, nel primo caso per il reato di ricettazione e commercio di prodotti falsi, e nel secondo per l’accusa di violenze nei confronti degli operatori del centro d’accoglienza.

Una barzelletta. Nei pochi casi in cui i deficienti che ci governano decidono, non di espellerli, non sia mai, ma di cacciare i fancazzisti dagli hotel, arriva in loro soccorso il magistrato di turno.

“La condanna con provvedimento irrevocabile per reati previsti dalla tutela del diritto di autore, e dagli articoli 473 e 474 del codice penale, comporta la revoca del permesso di soggiorno rilasciato allo straniero e l’espulsione con accompagnamento alla frontiera a mezzo della forza pubblica – spiega il Tar nella sentenza – Nel caso in questione, però, l’amministrazione pubblica non ha dimostrato che le sentenze poste a base del provvedimento impugnato sono passate in giudicato. Questo appare confermato dal fatto che il certificato del casellario giudiziale del ricorrente risulti privo di annotazione”. Il ricorso – conclude il Tar – deve quindi essere accolto “difettando il presupposto, costituito dalla irrevocabilità della sentenza, per l’adozione del diniego di rinnovo del permesso di soggiorno”.

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Nell’altro caso protagonista è un nigeriano al quale la Prefettura di Imperia aveva revocato allo straniero lo status per la protezione internazionale perché “avrebbe violato il regolamento della struttura di accoglienza dove era ospitato con comportamenti violenti, minacciosi e ingiuriosi” nei confronti degli operatori della struttura. Lo straniero ha presentato ricorso al Tar ottenendo l’annullamento del provvedimento di revoca delle misure di accoglienza.

“Il ricorso è fondato per omissione della preventiva comunicazione di avvio del procedimento di revoca, in assenza di esplicitate, particolari esigenze di celerità – spiega il Tar nella sentenza – Va fatta una valutazione in concreto della singola fattispecie e della particolare situazione della persona interessata, da effettuarsi soltanto a seguito di un pieno ed effettivo contraddittorio procedimentale”.

L’uomo, 45 anni, era ospite di una struttura gestita dalla Cooperativa “La Goccia”. La vicenda, risalente al 2017, nasce in seguito alle ripetute rimostranze del profugo che lamentava la mancanza di illuminazione nella camera, dove viveva con la moglie e i due bambini piccoli. L’uomo criticava anche la temperatura dell’ambiente e il cibo per i figli.

Dopo le continue proteste la cooperativa presenta una segnalazione alla Prefettura che gli revoca le misure di accoglienza.

E’ così che Oseghale e i suoi hanno poi fatto a pezzi Pamela. Urge un governo che rivolti la magistratura come un calzino.




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