Macellaio di Macerata protetto da ‘rete africana’ a Milano

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Via Padova, è lì che Lucky Awelima, 27 anni, il profugo nigeriano fermato venerdì mattina in stazione Centrale a Milano, definito «il macellaio», cioè colui che avrebbe materialmente fatto a pezzi la povera Pamela, avrebbe trovato rifugio mentre era nella città lombarda. Nell’area più multietnica di Milano.

Il 27enne nigeriano, che venerdì si trovava nella zona dei negozi della stazione con la moglie (estranea ai fatti) avrebbe avuto in programma di partire sabato mattina alle 7.10, sempre dalla Centrale per Chiasso. Da lì si suppone sarebbe passato in Germania per raggiungere la Svezia, luogo di «elezione» della maggior parte dei nigeriani che lì hanno una folta comunità. Perché il pesce nuota nell’acqua.

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Prima di arrivare all’interno della stazione, però, Awelima s’incontra con altre persone. Il suo telefono è intercettato infatti solo da pochi minuti dalle Marche, quando Awelima entra nello scalo. Attorno a lui ci sarebbero le celle di almeno altri tre telefonini, che confluiscono tutte in via Padova e aree limitrofe. Una volta lì, le celle spariscono all’improvviso, come se i telefonini fossero stati privati in maniera repentina della batteria o comunque distrutti in modo da impedirne l’individuazione.

Poi l’arresto.




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